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Angri. Presepe Vaticano: “Don Enrico perdonali, non sanno quello che fanno”

L’amministrazione comunale diserta lo svelamento del presepe dell’Agro nocerino sarnese mentre la città viene rappresentata dai suoi cittadini

L’amministrazione comunale diserta lo svelamento del presepe dell’Agro nocerino sarnese mentre la città viene rappresentata dai suoi cittadini. Il motivo oscuro

Un’assenza che fa rumore più di mille polemiche

Il presepe dell’Agro nocerino sarnese, svelato in Piazza San Pietro, ha acceso i riflettori internazionali su un territorio ricco di storia, tradizione e identità. Tutti i sindaci della diocesi erano presenti e hanno celebrato i loro riferimenti polari. Tutti, tranne uno. L’unico assente è stato il sindaco di Angri, Cosimo Ferraioli. Un’assenza pesante, non solo politicamente ma simbolicamente, perché ha privato la città della sua rappresentanza istituzionale in un momento storico e irripetibile al di la di ogni connessione religiosa e ideologica.

La mezza verità della chat e il pasticcio amministrativo

Nelle ore successive alla “brutta figura istituzionale”, dalla chat interna dell’amministrazione comunale è filtrato un messaggio del primo cittadino, una ricostruzione del fatto che sembra più il solito esercizio di auto assoluzione che una spiegazione credibile. Ferraioli parla un contributo da 5mila euro ritenuto “inopportuno”, di un presepe dal costo complessivo di 700mila euro non riutilizzabile, di decisioni condivise e poi improvvisamente dimenticate. Il sindaco avrebbe persino accusato la sua maggioranza di “avere la memoria corta”, come se l’assenza fosse conseguenza di una distrazione di gruppo e non il frutto di una scelta politica prima condivisa. Un modus operandi consolidato da oltre dieci anni che è stata forza di Ferraioli e sempre avvallata da gran parte dei suoi “scordarelli”, “tacenti” e “ossequiosi” accoliti.

Don Enrico Smaldone, il grande assente celebrato senza Angri

Il paradosso è che il presepe celebrava anche Don Enrico Smaldone, fondatore della Città dei Ragazzi, figura di straordinaria carità e altruismo, sacerdote in odore di beatificazione. Una personalità che avrebbe meritato una presenza istituzionale piena, composta, orgogliosa. Invece Angri è stata rappresentata solo dal suo popolo, fieri di aver rappresentato la propria comunità “dal basso”, laddove la fascia tricolore è venuta improvvisamente a mancare. Un orgoglio popolare che stride con l’atteggiamento di un’amministrazione sempre più percepita come distante, chiusa, spocchiosa e autoreferenziale.

Quando i cittadini suppliscono alle istituzioni

Molti angresi hanno scritto alla nostra redazione per raccontare di aver vissuto quell’evento con orgoglio, sentendosi ambasciatori spontanei di una città che l’amministrazione sistematicamente ignora. È l’immagine plastica di un Comune che non vive le gioie, non condivide i simboli, non presidia le platee che contano. Un’amministrazione sempre più chiusa, esclusiva, opportunista, distante, che osserva il mondo dalle finestra del freddo Palazzo municipale di Piazza Crocifisso mentre la città prova a riprendere fiato, a rialzarsi da un terribile e devastante decennio di vessazioni.

Più che fare polemica mediatica, resta una amara constatazione. In un luogo sacro dove si parlava di fede, comunità e radici, Angri ha comunque fatto capolino a gomiti senza la sua rappresentanza amministrativa. Don Enrico, perdonali, perché non hanno mai saputo davvero quello che fanno e, soprattutto, quello che pensano.

Crisi abitativa nell’Agro nocerino sarnese: nuove fragilità sociali sul territorio

 

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Luciano Verdoliva
Luciano Verdoliva
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