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Il Natale che torna nelle piazze e nelle tradizioni

La riscoperta degli spazi reali come risposta al Natale digitale. Dalla forza simbolica del presepe ai luoghi condivisi, un ritorno all’umanità che sfugge agli algoritmi.

La riscoperta degli spazi reali come risposta al Natale digitale. Dalla forza simbolica del presepe ai luoghi condivisi, un ritorno all’umanità che sfugge agli algoritmi

La forza dei luoghi reali

Natale. Esiste un presepe minuzioso, ricco di dettagli, scene di vita quotidiana e personaggi, e un presepe essenziale, fatto di pochi segni e silenzi. Due visioni apparentemente opposte che condividono però lo stesso nucleo profondo: la Natività. Da questo centro simbolico nasce oggi la riscoperta degli spazi fisici del Natale, diventata una necessità. I villaggi, i parchi addobbati e soprattutto il presepe – come quello realizzato da Chiara, nella sua forte matrice napoletana – sono luoghi in cui una comunità si racconta e si riconosce. Nel presepe si leggono le stratificazioni sociali di un popolo, i mestieri, i volti, la quotidianità che circonda l’evento sacro. L’antropologo Enzo Pace lo definisce “una narrazione popolare in cui la gente riconosce la propria umanità”.

Il bisogno di comunità oltre gli algoritmi

In un tempo in cui la socialità è sempre più filtrata dagli schermi e governata dagli algoritmi, tornare nelle piazze reali diventa un gesto necessario. Le piazze digitali moltiplicano i contatti ma riducono la presenza, mentre gli spazi fisici permettono l’incontro, lo sguardo, la condivisione. Questo Natale si apre alla gente che vuole semplicemente esserci, vivere la festa senza schemi rigidi. Come ricordava l’antropologo Clifford Geertz, la cultura è un “sistema di significati condivisi” che dà forma all’esperienza collettiva, e il Natale continua a essere uno dei suoi linguaggi più forti.

La semplicità come risposta al nuovo benessere

Il benessere diffuso e le nuove sovrastrutture sociali non hanno cancellato l’inquietudine, anzi spesso l’hanno accentuata. Per questo oggi il Natale viene cercato nella sua forma più semplice. I simboli tramandati nei secoli – la grotta, la stella, l’albero, il presepe – parlano ancora perché rimandano a una tradizione di matrice cristiana con un lungo retroterra storico e culturale. Celebrarli non è solo un rito, ma un bisogno profondo: ritrovare un senso di umanità condivisa, rallentare, riconoscersi negli altri. In questo, il Natale continua a offrire uno spazio polare di incontro e di speranza.

Angri, presepe vivente I.C. Smaldone: esperienza educativa e racconto collettivo (video)

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Luciano Verdoliva
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