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Riforme istituzionali. Via libera definitivo alla riforma della Corte dei Conti: meno responsabilità, più silenzi e un nuovo equilibrio tra Stato e controllori

Riforme istituzionali. Via libera definitivo alla riforma della Corte dei Conti: meno responsabilità, più silenzi e un nuovo equilibrio tra Stato e controllori

Una riforma chiusa in fretta, lontano dal dibattito pubblico

La riforma della Corte dei Conti è stata approvata in tempi record, in una sessione parlamentare compressa e collocata nel cuore delle festività natalizie. Un passaggio rapido, quasi tecnico, che ha lasciato poco spazio al confronto politico e all’attenzione dell’opinione pubblica. La necessità di chiudere entro il 31 dicembre ha imposto una corsa contro il tempo, motivata dalla scadenza dello scudo erariale legato all’utilizzo dei fondi Pnrr, che con il nuovo testo diventa strutturale e permanente. Dietro l’urgenza formale, però, si consuma un intervento di ampia portata, destinato a incidere profondamente sugli equilibri istituzionali e sul sistema dei controlli dello Stato.

Meno responsabilità e controlli più deboli

Il cuore della riforma interviene sulla responsabilità amministrativa, riducendo in modo significativo le conseguenze economiche per chi provoca un danno erariale in assenza di dolo. Il risarcimento viene fortemente limitato, con un tetto massimo che svuota di efficacia il principio di piena responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche. Parallelamente, il rafforzamento del controllo preventivo sugli appalti introduce un meccanismo che rischia di trasformarsi in una zona grigia: il silenzio dell’organo di controllo diventa assenso implicito, con l’effetto di sterilizzare ogni successiva valutazione sul danno. In questo quadro, il controllo non scompare formalmente, ma perde incisività, trasformandosi da strumento di garanzia a passaggio procedurale.

Una nuova architettura che ridisegna i pesi istituzionali

La riforma non si limita agli aspetti sanzionatori, ma ridisegna l’organizzazione stessa della magistratura contabile, accentrando funzioni e riducendo il ruolo delle articolazioni territoriali. È un cambio di paradigma che sposta l’asse del sistema: meno controllo diffuso, più centralizzazione, minore capacità di intercettare criticità locali nella gestione dei bilanci pubblici. Il risultato è un assetto in cui l’equilibrio tra autonomia dell’amministrazione e tutela delle finanze collettive appare profondamente modificato. Il rischio, sullo sfondo, è che la velocità di spesa e l’efficienza formale prevalgano sulla trasparenza e sulla responsabilità, aprendo una fase in cui il denaro pubblico risulta meno protetto proprio nel momento in cui viene investito su scala senza precedenti.

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