Sindacati segnalano carenze organizzative, aumento degli accessi e criticità diffuse anche negli altri presìdi dell’area
Un sistema sotto pressione
Il Pronto Soccorso dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore sta attraversando una fase di forte sofferenza organizzativa e operativa. A segnalarlo sono i sindacati, che in una nota indirizzata alla Direzione sanitaria hanno espresso preoccupazione per le condizioni di lavoro del personale e per le possibili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza ai pazienti. Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un aumento significativo degli accessi, legato sia al progressivo ridimensionamento di altre strutture sanitarie territoriali sia al ruolo sempre più centrale assunto dal DEA Nocera-Pagani-Scafati all’interno di diverse reti specialistiche.
Carichi di lavoro e carenze di personale
A incidere maggiormente è la gestione dei pazienti ad alta complessità assistenziale, spesso accolti nell’Osservazione Breve Intensiva, che di fatto svolge funzioni assimilabili a una Medicina d’urgenza senza disporre di personale dedicato. I sindacati evidenziano una carenza strutturale di infermieri e operatori di supporto, con turni in cui, a causa di assenze non sostituite, pochi operatori sono chiamati a coprire contemporaneamente triage, aree di degenza e shock room. Una condizione che espone il personale a carichi di lavoro elevati e rende più complessa la gestione in sicurezza delle emergenze.
Criticità diffuse nel territorio
Le difficoltà non riguardano soltanto Nocera Inferiore. Situazioni analoghe vengono segnalate anche nel pronto soccorso di Sarno e nello stesso ospedale di Nola, punto di riferimento per l’area dell’Agro vesuviano, dove l’afflusso crescente di pazienti si scontra con risorse umane limitate. I sindacati chiedono interventi tempestivi per garantire livelli adeguati di assistenza, ridurre il ricorso a contratti precari e contenere il rischio di stress lavoro – correlato per gli operatori sanitari. Un appello che punta a tutelare non solo i lavoratori, ma anche l’utenza, sempre più esposta alle fragilità di un sistema dell’emergenza sotto pressione.
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