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Angri, la villa comunale metafora oscura del fallimento di Cosimo

La Villa comunale ovvero “I giardini di Villa Doria” tra incuria, insicurezza, degrado strutturale e assenza di indirizzi amministrativi: dieci anni di abbandono sotto gli occhi di tutti

Un parco storico ridotto a zona grigia

La villa comunale di Angri, conosciuta come “Giardini di Villa Doria“, non è più uno spazio pubblico ma una zona “buia” della città e non è un’allegoria. Questo spazio pubblico in undici anni ha conosciuto un progressivo e inarrestabile degrado mai contrastato ne arginato, diventando un simbolo plastico dell’insicurezza e dell’abbandono. Alla carente assenza di vigilanza e controllo si registra anche una cronica carenza strutturale di illuminazione che rende ampie aree del parco storico buie e impraticabili. Un buio non solo visivo, ma che rappresenta, senza scuse, lo stato nel quale è precipitata la città: scarsa manutenzione, disinteresse amministrativo, incapacità di preservare l’unico parco storico cittadino, ma anche la cosa pubblica in genere. Un luogo che avrebbe dovuto essere un simbolico presidio sociale e culturale e che invece è stato lasciato scivolare in una condizione di marginalità e rischio quotidiano. Insomma uno “stato caotico”.

Deleghe fallite e responsabilità politiche

A fallire, ancora una volta con certificazione, è stato l’esecutivo comunale e chi avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione, della cura e della sorveglianza della villa. L’approssimazione amministrativa e il mancato interesse del sindaco Cosimo Ferraioli nel guidare e governare i processi della macchina comunale hanno repentinamente prodotto un risultato evidente: uno spazio pubblico ormai sottratto alla cittadinanza, un hotspot che sintetizza una diseducata incivilita e la trasgressione delle regole. Passeggiare o sostare oggi in villa significa affidarsi al caso, è un preoccupante evitare monopattini e bici elettriche lanciate senza regole, attraversare poi le “zone d’ombra” il senso di insicurezza aumenta. Non è percezione, ma è una esperienza di disagio collettivo condiviso, raccontato con rassegnazione anche sui social dove in tanti si lamentano del “Sindaco che non c’è” (e con lui la giunta).

Una città svuotata prima del passaggio di consegne

Il degrado della villa comunale sembra assomigliare sempre maggiormente a una preparazione silenziosa di consegne da passare alla prossima amministrazione. Chi vive il contesto cittadino si accorge di trascorrere in un paese impoverito, senza più contenuti e riferimenti sociali, culturali e politici. Una città lasciata senza presidio e senza una prospettiva di certezze immediate, anche le più ordinarie.

Mentre il sindaco uscente riflette su una “exit strategy” discreta, resta il paradosso: quella di chiedere ancora fiducia ai cittadini dopo aver lasciato che Angri diventasse emblema di incuria, un getto, un paese dormitorio ma ricco di vani. Un ossimoro politico che pesa quanto il buio che avvolge, la sera, i giardini di Villa Doria. Bisogna voltare pagina anche con qualche rischio, bisogna avere lumi.

Angri, il cimitero delle targhe sul cavalcavia dimenticato (video)

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