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Angri. “Campi incolti”: campagna elettorale ancora senza contenuti

Angri, campagna elettorale ancora senza contenuti. Coalizioni in costruzione, veti incrociati e programmi rinviati alla fine.

Angri, campagna elettorale ancora senza contenuti. Coalizioni in costruzione, veti incrociati e programmi rinviati alla fine.

Una genesi elettorale ancora incompleta

Stato d’incertezza e assenza di contenuti. Nella trama narrativa di questa genesi di campagna elettorale, che vedrà tornare al voto dopo cinque anni di sofferenza i cittadini di Angri, sembra mancare ancora qualcosa. Sulla line up è già presente uno schieramento piuttosto folto, quello del Campo Largo, una coalizione “work in progress” ancora aperta che ha comunque innescato un meccanismo di adunata anche per gli altri, oggi ancora in piena fase di organizzazione. In questa prima fase, quella della costruzione, l’attenzione è concentrata quasi esclusivamente sul nome che dovrebbe succedere all’attuale primo cittadino Cosimo Ferraioli, in sella da ben undici anni.

Una scelta difficile e alquanto problematica, perché oltre alle consuete autoreferenzialità e alle presunte credenziali personali, si dovrebbe immaginare un sindaco capace di aggregare, dotato di conoscenza e visione del territorio e, soprattutto, in grado di gestire i processi amministrativi di una macchina comunale ormai prossima al punto di fusione.

Nomi in campo, programmi fuori scena

C’è chi non vuole nomi calati dall’alto, chi non vuole quelli della “società civile” e chi preferisce puntare sull’usato sicuro o su qualche forma di riciclaggio. Il dato di fatto è che, alla base, continuano a mancare i programmi cemento per la campagna elettorale e sulla “visione del domani”. In contesti diversi, e forse anche più maturi e partecipativi, questi ragionamenti inizierebbero almeno ventiquattro mesi prima, quando dovrebbe prendere corpo una coalizione che si rispetti e che abbia almeno il rispetto dei cittadini. Qui, invece, il plot narrativo resta povero proprio degli elementi essenziali: organizzazione e contenuti, sistematicamente rimandati agli ultimi trenta giorni, dopo la chiusura delle liste, quando tutti finiscono in ordine sparso sotto i citofoni delle case o nelle pizzerie, impegnati più a cercare voti che a spiegare idee. E il malcontento si rialimenterebbe dopo la digestione.

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Luciano Verdoliva
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