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Dossieraggi, personalismi e programmi last minute oscurano il confronto sui bisogni reali della gente e della città

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La città come organismo vivente

La domanda che ricorre puntualmente all’avvio di ogni campagna elettorale, e anche nella città di Angri, riguarda la fase propedeutica all’individuazione del profilo più adatto a ricoprire il ruolo di primo cittadino. Non appena emerge un nome, scatta immediato e consequenziale un meccanismo di dossieraggio e diffamazione che precede qualunque confronto pubblico. Eppure, tanto tra i cittadini quanto tra aspiranti consiglieri e assessori, raramente si assiste a una riflessione seria sui programmi per la città. Da decenni si ripete la il canovaccio e qualcuno afferma che “da cinquant’anni e prassi consolidata pensare ai quattro punti programmatici negli ultimi 50 giorni”, ma la città si sa è un ecosistema che vive giorno per giorno le criticità ma anche le aspettative dei miglioramento che spesso non vengono rispettate. La città è un ecosistema complesso, che vive quotidianamente criticità e aspettative di miglioramento spesso disattese.

Le “cinture verdi”

Il botanico Patrick Geddes, affermava che la città è un organismo vivente in continua evoluzione, invece la sociologa Jane Jacobs la descriveva come un sistema fatto di relazioni, equilibri sociali ed economici che richiedono cura costante e visione, non interventi episodici. Questo non sembra accadere mai nel nostro “sistema paese”. C’è una costante forzatura dilettantistica e compiacente che prevale sulla programmazione anche dell’ordinaria azione amministrativa della città.

Politica, territorio e responsabilità

Chi sceglie di fare politica dovrebbe necessariamente vivere il territorio, respirarne i problemi e interpretarne i bisogni, lavorando a soluzioni concrete immediate che garantiscano a ogni cittadino una qualità della vita adeguata e coerente con i tributi versati per il funzionamento della macchina comunale e dei servizi. Un equilibrio che troppo spesso non viene raggiunto, alimentando quella distanza tra le istituzioni e comunità, e alimentando sfiducia anziché partecipazione.

Il confronto che manca

Oggi siamo immersi in una nuova campagna elettorale e il dibattito sembra ridursi ancora una volta alla sola ricerca del candidato sindaco. Non appare però corretto diffamare, sminuire o aggirare il confronto diretto con chi sceglie di metterci la faccia e tenta di proporre un’idea di cambiamento per Angri. In una città che da decenni chiede risposte strutturali, il confronto sui contenuti dovrebbe prevalere sulle logiche di delegittimazione personale, spesso alimentata da una classe politica che ha agito al di sotto di ogni aspettativa.

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Luciano Verdoliva
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