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Angri sola e degradata, ultimo appello e occasione per la città

Un’analisi critica sullo stato della città e un invito alla presa di coscienza collettiva prima di un declino irreversibile

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Una città sola e smarrita

Angri resta una città terribilmente sola e degradata, fin nei suoi rivoli più nascosti. Di questa splendida cittadina con un ricco retaggio storico, tradizionale e culturale, in questi undici anni, è rimasto qualche racconto da rispolverare sui social: una tradizione secolare sommersa dalle macerie, dalla “monnezza” in ogni angolo di paese e dalle buche su ogni metro di strade senza manutenzione, aneddoti nostalgici che contrastano con un’attualità ben più cruda e dolorosa, condita da anime morte che sembrano albergare in Comune.

Oggi in città si respira livore, tristezza, mediocrità, orba al futuro immediato. Nessuno sa dare una risposta clinica a un malato cronico che, tuttavia, avrebbe ancora aspettative di vita possibili se curato. La metafora è chiara: Angri non è una città senza speranza, ma una realtà che necessita di una diagnosi lucida e di una terapia concreta, di alimentarsi delle buone intenzioni.

L’ultimo appello prima del baratro

La cura sarebbe una presa di coscienza generale, affinché menti competenti e appassionate possano offrire il proprio contributo per risollevare la città dalle paludi della vergogna complessiva in cui è stata ridotta da un’amministrazione difficilmente classificabile e da dimenticare al più presto se l’elettore vuole. Questo rappresenta l’ultima occasione prima di sprofondare definitivamente nel baratro che potrebbe segnare l’intero “sistema paese”.

Ce l’obbligo di crederci, ma in pochi vogliono esporsi per non essere poi unti dalla mediocrità travolgente dei numeri che spesso non coincidono con le prospettive di governo della città. E questo silenzio pesa, a danno di una città che rischia di restare saldamente, ancora per un lustro, nelle mani di chi finora non ha affatto amministrato per il “bene comune”.

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Luciano Verdoliva
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