Alle parole del sindaco uscente Cosimo Ferraioli risponde una lettura critica: tra accuse e rivendicazioni, pesa il bilancio amministrativo
Il “vuoto” raccontato dal sindaco
Ad Angri il sindaco ormai uscente Cosimo Ferraioli sceglie toni duri e una narrazione netta per descrivere la fase finale del suo mandato: «Tra due mesi finisce. Undici anni. Due mandati pieni. Undici anni in cui c’è stato chi ha aspettato questo momento con ansia. Chi ha lavorato ogni giorno per delegittimare, demolire, opporsi. Chi ha fatto dell’odio verso la mia persona la sua unica ragione politica e, in alcuni casi, professionale. E ora che l’appuntamento è arrivato, guardate cosa succede. Niente. Il vuoto. Nessun programma serio. Nessuna proposta concreta. Nessuna visione per Angri».
Un passaggio che punta comunicativamente a ribaltare il giudizio politico sull’opposizione, accusata di aver costruito la propria identità esclusivamente sulla contrapposizione personale. «Hanno passato undici anni ad aspettare che me ne andassi. E quando il momento arriva, non sono pronti», afferma ancora il primo cittadino con tono beffardo.
Undici anni dopo: il bilancio che pesa
Eppure, proprio quel “vuoto” evocato dal sindaco rischia di trasformarsi in un boomerang politico. Perché se oggi manca una proposta strutturata, la domanda inevitabile è: cosa è stato costruito in undici anni di amministrazione?
Il bilancio amministrativo racconta una città segnata da contraddizioni evidenti: aree urbane e preferire sventrate, lasciate a metà tra interventi incompiuti e colate di cemento, spazi pubblici che faticano a trovare una loro funzione, criticità ambientali mai risolte e una gestione dei rifiuti che continua a rappresentare una ferita aperta e maleodorante.
Centro spento e periferie dimenticate
Sul piano urbano e sociale, la fotografia appare ancora più severa. Il centro cittadino ha progressivamente perso vitalità e sicurezza, senza un progetto organico capace di rilanciarlo anche commercialmente. Le periferie restano ai margini, spesso abbandonate a una gestione ordinaria priva di visione strategica.
Anche sul fronte delle politiche sociali, la sensazione diffusa è quella di una sostanziale paralisi: interventi frammentati e clientelari, assenza di programmazione e difficoltà nel rispondere ai bisogni reali dei cittadini più esposti che, negli anni, ha visto crescere fragilità e disuguaglianze. I giovani ignorati.
Una maggioranza dissolta
A rendere ancora più fragile e discutibile la posizione del sindaco uscente è il dato politico: quella maggioranza che lo ha sostenuto cinicamente per oltre un decennio si è progressivamente sgretolata, fino a scaricarlo senza ambiguità nel momento decisivo.
Non solo. Alcuni assessori, nonostante la fine imminente del mandato e i cambi di alleanza ormai evidenti, restano ancora saldi al loro posto in giunta, alimentando una paradossale percezione di immobilismo e di gestione del potere più attenta agli equilibri interni che al futuro della città.
La retorica e la realtà
«Io ho dato tutto quello che potevo a questa città», rivendica Cosimo Ferraioli. Una dichiarazione che apre però a una lettura opposta, quasi un ossimoro: se questo è stato “tutto”, allora è legittimo interrogarsi con preoccupazione su quello che resta.
Perché, scevro delle accuse all’opposizione, la realtà disegna una città contorta e “spaesata” che si prepara al dopo senza una vera eredità amministrativa forte di nessuna prospettiva. Più che il vuoto degli altri, pesa quello lasciato da chi ha follemente amministrato. E allora la domanda finale resta dilemma, ma cambia destinatario: non contro chi vi opporrete, ma cosa resterà davvero, tra due mesi, di undici anni di amministrazione se non vuoti e la voglia di dimenticare un sindaco che fino a undici anni fa era anonimo cittadino e che tale possa ritornare con questa amministrazione. Senza rimpianti.
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