Elezioni amministrative e crisi Dem. Dalla città capoluogo ai centri dell’Agro, il Partito Democratico arranca tra divisioni interne, assenza di candidati e rischio liste
Un partito senza simbolo e senza direzione
Il Partito Democratico si presenta alle prossime amministrative in provincia di Salerno in una condizione che va oltre l’inimmaginabile: l’assenza del simbolo. Una circostanza che può verificarsi in contesti specifici, ma che assume un peso politico rilevante quando riguarda gran parte dei comuni, proprio nella provincia del segretario regionale Piero De Luca. Se nel capoluogo di provincia l’assenza del simbolo poteva apparire una scelta tattica, in altri contesti è un chiaro segnale di disorganizzazione e assenza di visione.
Pagani tra assenza di candidato e rischio lista
A Pagani, la situazione è emblematica: il Pd rischia di non esprimere alcun candidato sindaco, mentre il centrodestra si presenta con più opzioni, tra cui Raffaele Maria De Prisco, Nicola Campitiello e Massimo D’Onofrio. Per i Dem si fa strada anche l’ipotesi di un ritiro forzato, segno di una partito che appare slegato e privo di una reale organizzazione territoriale, strutturalmente inadeguato.
Angri, laboratorio del disordine politico
Anche ad Angri è mancata l’organizzazione e una chiara visione del campo largo. Il Pd non solo non è riuscito a individuare o a esprimere il nome di un possibile candidato sindaco, ma rischia concretamente di non presentare nemmeno una lista. Una dinamica che rparla chiaro ed evidenzia un annoso malessere: divisioni e dissenso interno, iscritti che chiedono il commissariamento, dirigenti che rinviano ogni resa dei conti e un partito che pare vivere di chiari personalismi e iniziative isolate. La politica Dem in città si è trasformata in una somma di solisti, ciascuno convinto di essere necessario, autoreferenziale su ogni tavolo di trattative con un mesto risultato. In estate ci sarà la resa dei numeri.
Campagna e le divisioni interne
A Campagna, infine, il simbolo del Pd non ci sarà, ma per ragioni differenti: in campo ci sono almeno due candidati riconducibili all’area democratica. Una frammentazione che, pur diversa nei presupposti, conferma una difficoltà diffusa nel tenere insieme linee politiche e rappresentanza. Una situazione comune che, a pochi giorni dal voto, da chiaramente l’immagine di un partito in difficoltà, diviso e incapace di tradurre la propria presenza in visione e proposte politiche riconoscibili.













