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Angri tra elezioni e fake news: crisi dell’informazione

Disinformazione e intelligenza artificiale alterano il dibattito pubblico. Tra social, velocità delle notizie e assenza di filtri culturali, cresce il rischio di una percezione distorta della realtà

Disinformazione e intelligenza artificiale alterano il dibattito pubblico. Tra social, velocità delle notizie e assenza di filtri culturali, cresce il rischio di una percezione distorta della realtà

Una realtà distorta tra percezione e informazione

“Ci si arrende”. L’outro della canzone di Zucchero diventa una chiave di lettura efficace per descrivere il livello di resa e disillusione che cittadini e lettori — non necessariamente elettori — stanno maturando alla vigilia delle elezioni amministrative.

Ad Angri (ma è un archetipo), come altrove, si registra una crescente difficoltà nell’accedere a notizie fondate e verificate. Il flusso informativo appare sempre più contaminato da contenuti generati o amplificati dall’intelligenza artificiale, che finisce per sovrapporsi alla realtà, costruendo una sorta di “metaverso narrativo” dentro cui si sviluppa la campagna elettorale.

Un sistema che ricorda, per certi versi, un immaginario infantile: un mondo costruito, dove ogni desiderio si traduce rapidamente in contenuto digitale, in notizia, in racconto. Un mondo solo immaginato. Resta quel sogno freudiano della “realizzazione di un desiderio”. Il risultato è una produzione continua di informazioni capaci di denigrare, alterare o distorcere i fatti, modificando l’orizzonte d’attesa e livellando, in modo artificiale, i parametri della verità come notizia.

Velocità, social e perdita di profondità

Il quadro che emerge, dunque, è quello di un ecosistema informativo fuorviante, dove le notizie false si diffondono con rapidità e vengono spesso accettate come veritiere. La velocità dello scorrimento sui display riduce i tempi di verifica e riflessione, trasformando il “per sentito dire” in una notizia condivisa e creduta.

La progressiva scomparsa della carta stampata come riferimento dominante ha accentuato questo fenomeno. Senza il filtro della lettura critica, l’utente medio si limita a consumare contenuti, senza interrogarsi sulla loro attendibilità.

A rendere ancora più complesso il contesto è l’emergere di nuove figure legate alla comunicazione digitale, come i social media manager, che attraverso strategie mirate contribuiscono — talvolta — a orientare o confondere il dibattito pubblico, incidendo sulla percezione collettiva degli eventi.

Il vuoto culturale e la crisi del giornalismo

Alla base di questo scenario si manifesta un problema più profondo: la mancanza di un retroterra culturale solido, fondato sull’educazione alla lettura e alla verifica delle fonti. Senza questi strumenti, il cittadino diventa vulnerabile alla manipolazione informativa.

In questo contesto, il ruolo dei giornalisti appare ridimensionato. Quelli che un tempo erano considerati garanti dell’informazione — moderni “scrivani” e raccoglitori di notizie — vengono progressivamente marginalizzati, mentre cresce il peso dei contenuti rapidi, spesso superficiali, prodotti per attirare attenzione più che per informare.

Ne deriva un impoverimento del dibattito pubblico e della qualità stessa della politica, sempre più esposta a narrazioni distorte. Una condizione che può essere sintetizzata in un’espressione efficace: siamo immersi in una realtà dominata dal “fintismo”, dove il confine tra vero e falso diventa sempre più difficile da individuare. “I sogni sono la realizzazione di un desiderio”.

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Luciano Verdoliva
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