Sant’Egidio, Roberto Marrazzo interviene sul mercato ortofrutticolo: tempi del PNRR, finanziamento da 9,7 milioni e possibile mutuo.
Mercato ortofrutticolo, Marrazzo: «Rischio per le casse del Comune»
Il mercato ortofrutticolo torna al centro del dibattito politico di Sant’Egidio del Monte Albino. A riaccendere i riflettori sull’ampliamento della struttura è l’ex sindaco e consigliere comunale Roberto Marrazzo, che affida al suo spazio social una lunga riflessione destinata, nelle sue intenzioni, ad aprire una discussione che arriverà in Consiglio comunale. Una vicenda nella quale, secondo Marrazzo, si intrecciano ritardi, scadenze PNRR, risorse già impegnate e soprattutto il rischio di un pesante impatto sui conti dell’ente.
«Sarà un argomento centrale nei prossimi anni»
«Oggi inizieremo a parlare di un argomento che sarà centrale nell’agenda politica e amministrativa del nostro Comune non solo nei prossimi mesi, ma ahimè anche nei prossimi anni». È questa la premessa con cui Roberto Marrazzo introduce la sua analisi. Il riferimento è proprio ai lavori di ampliamento e funzionalizzazione del mercato ortofrutticolo sangiliano. «Stiamo parlando dei lavori di ampliamento e funzionalizzazione del mercato ortofrutticolo, un progetto che ha suscitato polemiche sin dall’inizio per la scarsa, per non dire assoluta, mancanza di condivisione con il personale politico e con le parti sociali direttamente interessate» dice preoccupato. Poi l’ex sindaco entra nel merito della questione. «Cerchiamo di sintetizzare quelli che sono i punti essenziali di una questione spinosa, sulla quale, come anticipato, saremo costretti a tornare in seguito» elenca Marrazzo.
«Finanziamento da 9,7 milioni di euro»
Il primo punto riguarda l’origine delle risorse. «Il Comune di Sant’Egidio, nel dicembre del 2023, è destinatario di un finanziamento di 9 milioni e 700mila euro per i lavori di ampliamento e funzionalizzazione del mercato ortofrutticolo da parte del Ministero dell’Agricoltura, con fondi del PNRR, quindi con fondi europei». Ma proprio la natura del finanziamento, spiega Marrazzo, avrebbe imposto tempi precisi. «Dovete sapere che questi fondi avevano una caratteristica: quella di dover essere ultimati, pena il definanziamento, entro il 30 giugno del 2026, quindi di quest’anno». Ed è qui che, secondo il consigliere, emergerebbe il primo grande interrogativo.
«I lavori affidati soltanto il 7 maggio»
«Che cosa accade? Il Comune procede all’appalto dei lavori per 6 milioni e 700mila euro soltanto il 7 maggio del 2026». Marrazzo ricostruisce quindi la tempistica dell’affidamento. «Il lavoro viene affidato a un raggruppamento temporaneo di imprese, tra le quali – va detto anche questo – sono comprese la società Milo e la società Lira, due società che fanno parte del consorzio che gestisce i lavori del cimitero e che stanno suscitando tante discussioni» sottolinea. «Il contratto viene sottoscritto il 7 maggio di quest’anno, quindi a poco più di 50 giorni dalla scadenza del termine ultimo del 30 giugno». Una tempistica che, per Marrazzo, rende evidente la sproporzione tra il tempo a disposizione e la portata dell’intervento. «Qualsiasi cittadino potrà rendersi conto che in un periodo del genere non si riesce nemmeno a sistemare il bagno di casa, immaginiamoci se si può pretendere di realizzare lavori per questo importo, di 6 milioni e 700mila euro».
«Il 30 giugno sono stati realizzati solo lavori preliminari»
La conseguenza, secondo il consigliere, sarebbe stata inevitabile. «Infatti questo non accade, perché al 30 giugno sono stati effettuati dei lavori, credo per qualche decina di migliaia di euro, semplicemente con lo scavo e con il basamento per le fondazioni» dice. Da qui la sua valutazione sul futuro del finanziamento. «Praticamente che cosa accade adesso? La situazione è ovviamente drammatica, perché una proroga non c’è stata, come era veramente prevedibile, e si attende magari qualche altra soluzione miracolosa» aggiunge.
Poi l’affondo: «La revoca del finanziamento, a questo punto, è assolutamente inevitabile». Una previsione che dovrà naturalmente essere verificata alla luce degli atti e delle eventuali determinazioni degli organismi competenti, ma che per Marrazzo apre uno scenario finanziario particolarmente delicato.
«Il Comune ha già anticipato oltre 700mila euro»
Il consigliere pone quindi l’attenzione sulle somme che il Comune avrebbe già sostenuto. «Pensate che il Comune, tra l’altro, aveva dovuto anticipare oltre 700mila euro per spese tecniche di progettazione, per una clausola contrattuale assolutamente valida». E aggiunge: «Avendo dovuto corrispondere una somma a titolo di anticipazione alla ditta aggiudicataria per oltre un milione di euro». Secondo Marrazzo, dunque, la questione non sarebbe più soltanto quella di un’opera non completata nei tempi previsti, ma di capire quanto questa situazione possa incidere sulle finanze comunali.
«Si parla di un mutuo da oltre 4 milioni»
È questo, probabilmente, il passaggio più politico dell’intervento. «Una situazione drammatica, perché il Comune come potrà stare, a questo punto, per continuare i lavori?». Poi Marrazzo introduce quella che, precisa, è al momento soltanto un’ipotesi. «Si parla, non c’è nulla di ufficiale, ma sono voci di corridoio, addirittura dell’accensione di un mutuo da parte del Comune di oltre 4 milioni di euro». E subito dopo lancia il suo allarme: «È inutile dire che un mutuo del genere condurrebbe il Comune dritto dritto verso il default».
Un’affermazione che rappresenta una valutazione politica del consigliere e che dovrà essere confrontata con i dati ufficiali sulla capacità di indebitamento e sugli equilibri finanziari dell’ente. Marrazzo, però, insiste sul tema. «Questo apre uno scenario, una serie infinita di discussioni, perché tutti ricorderete, tornando alla vicenda del forno crematorio, che in Consiglio comunale il sindaco e quella maggioranza, a fronte di una richiesta probabilmente di un milione, massimo due milioni di euro, per una volta per tutte chiudere questo contenzioso con il concessionario, hanno affermato a più riprese che con una somma del genere si sarebbe condotto il Comune verso il default» anticipa con contezza. Da qui il paragone: «Immaginate adesso con 4 milioni di mutuo a carico del Comune, a carico delle finanze del Comune e quindi dei cittadini».
«La situazione finanziaria non è florida»
Il consigliere allarga quindi il ragionamento alla situazione complessiva dei conti comunali. «La situazione diventa ancora più complicata dal punto di vista finanziario. Cari cittadini, non è una situazione florida». E porta quello che considera un dato significativo: «Dovete sapere che l’esercizio finanziario scorso, quello del 2025, si è concluso con uno squilibrio di cassa di un milione di euro». Marrazzo precisa il significato che attribuisce al dato: «Cioè il Comune ha speso un milione di euro in più di quanto ha incassato».
Anche in questo caso, il dato dovrà essere verificato attraverso la documentazione contabile ufficiale e la corretta distinzione tra squilibrio di cassa, risultato di amministrazione e altri indicatori finanziari. Ma per Marrazzo il tema resta centrale: «Al di là di errori che possono essere contenuti in bilancio, è chiaro che una scelta del genere sarebbe una scelta folle, sarebbe una scelta che inciderebbe sulle finanze del Comune non solo per questo esercizio, ma anche per i prossimi 15 anni». E la conclusione è netta: «Con delle conseguenze assolutamente gravi».
«Perché si è insistito nel realizzare l’opera?»
Il consigliere arriva quindi alla domanda che, a suo giudizio, rappresenta il cuore della vicenda. «Adesso ci si chiede, e questo è solo il primo interrogativo di una lunga serie che porrò in Consiglio comunale e che chiaramente saranno sempre messi a disposizione dei cittadini, perché si è insistito con l’effettuazione di questo lavoro quando, a un certo punto, era apparso evidente che non c’erano più i tempi». Marrazzo richiama quindi nuovamente la comunicazione del responsabile del procedimento. «Con una nota del 6 marzo del 2026 il funzionario del Comune, responsabile del procedimento, l’architetto D’Ambrosio, avrebbe scritto all’amministrazione, al sindaco e agli assessori, affermando che l’opera non poteva essere conclusa entro il 30 giugno». E aggiunge un elemento che, se confermato dagli atti, potrebbe avere un peso politico rilevante: «E che, sulla base delle assicurazioni provenienti dal Ministero, non ci sarebbe stata una proroga».
«Il Comune era consapevole di non poter rispettare la scadenza»
È proprio su questo punto che Marrazzo concentra il suo affondo finale. «Quindi il Comune era assolutamente consapevole di non poter rispettare questa scadenza». E la domanda diventa inevitabile: «Ciò nonostante si è intestardito nel voler realizzare quest’opera, nel volerla mettere in cantiere e adesso si intestardisce nel volerla continuare, con un’ipotesi che metterebbe seriamente a rischio le finanze del Comune». La conclusione dell’ex sindaco è rivolta direttamente ai cittadini: «E quindi noi cittadini per i prossimi decenni».
La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Dopo l’intervento di Roberto Marrazzo, il mercato ortofrutticolo di Via Quarto non è più soltanto una questione legata alla realizzazione di un’opera pubblica. È diventato un caso politico e finanziario sul quale l’opposizione chiede di fare chiarezza, a partire dagli atti, dalle scadenze del finanziamento PNRR e dalle reali conseguenze che la vicenda potrebbe produrre sul bilancio comunale.
Il prossimo terreno di confronto sarà il Consiglio comunale, dove Marrazzo annuncia una serie di interrogativi. E il primo riguarda proprio quella comunicazione del 6 marzo: se l’amministrazione era stata informata dell’impossibilità di completare l’opera entro il 30 giugno, perché si è scelto comunque di procedere? Una questione che a questo punto diventa di estrema gravita.













