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Vallo della Lucania, sette ore al pronto soccorso e nessuna diagnosi

Dopo una nuova notte tra ospedali e attese, l’attivista punta il dito soprattutto contro carenze organizzative e personale insufficiente.

La denuncia dell’ambientalista Gerardo Scotti, tra Vallo della Lucania e Salerno: lunghe attese e difficoltà nel reperire specialisti.

Sette ore a Vallo della Lucania

La genesi del suo racconto si svolge negli ambulatori del pronto soccorso dell’ospedale di Vallo della Lucania. Scotti racconta di aver atteso circa sette ore prima di essere visitato e di aver riscontrato difficoltà anche nell’effettuazione degli accertamenti necessari. «Dopo sette ore ho fatto un po’ di casino e la dottoressa che ha iniziato il turno, vedendo le condizioni, decide di portarmi dentro nonostante non mi abbiano ancora chiamato», racconta l’ambientalista.

Poi il confronto con il medico e una risposta che, secondo Scotti, fotograferebbe le difficoltà organizzative della struttura: «Per il mio problema c’è bisogno del vascolare, ma non c’è e ci sarà domani». Una situazione che l’attivista considera indicativa di una più generale «mancanza di comunicazione interna abbastanza grave».

Dieci ore di attesa a Salerno

Il trasferimento a Salerno, sempre secondo il racconto di Scotti, non avrebbe risolto il problema. Altre dieci ore di attesa, fino alla scoperta che il chirurgo aveva terminato il turno.«Mi propongono il ricovero. Ma io, troppo esausto e preoccupato per gli animaletti che avevo a casa, decido di andare via», spiega.La vicenda si inserisce in un problema che Scotti sostiene di affrontare da circa tre anni, con episodi ricorrenti alla gamba comparsi anche dopo piccoli graffi durante le sue attività nella vegetazione. «Sono stato in ospedali almeno 20 volte e ogni volta i sintomi sembrano qualcosa che non è», racconta.

«Il problema è il carico di pazienti»

Scotti precisa di non voler mettere in discussione la professionalità dei sanitari. La sua critica riguarda soprattutto l’organizzazione e la carenza di personale.«Abbiamo ottime strutture e medici bravi, ma c’è un carico di pazienti troppo importante e si finisce per vanificare ogni cosa», sostiene.È una distinzione rilevante: il problema denunciato non sarebbe la qualità dei singoli professionisti, ma un sistema nel quale tempi di attesa, turnazioni e disponibilità degli specialisti possono trasformare una prestazione sanitaria in un percorso estenuante per il paziente.

Ora la speranza è al Cardarelli

Dopo l’ennesima esperienza senza una risposta definitiva, Scotti guarda ora a Napoli. «Quello che so è che non so che cosa mi sta accadendo: dottor House continua a esistere solo nei film», commenta amaramente. L’obiettivo è rivolgersi al Cardarelli, nella speranza di riuscire finalmente a individuare l’origine dei problemi che, secondo il suo racconto, si ripresentano da anni. La sua denuncia riporta così al centro il tema delle liste d’attesa, della carenza di specialisti e dell’organizzazione dei pronto soccorso, questioni che incidono direttamente sull’esperienza dei pazienti e sul lavoro quotidiano degli stessi operatori sanitari.

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