spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

Leggi anche

Altro ancora

Anniversari. Napoli ricorda Siani, mentre il giornalismo perde la sua anima

Il Comune di Napoli omaggia Giancarlo Siani a 41 anni dalla morte con l'installazione "Sine Die" e riflessioni sul giornalismo.

A 41 anni dalla morte, il Comune inaugura “Sine Die” per non dimenticare il sacrificio di un giornalista veramente libero

Aveva ventisei anni e guidava una Citroën Mehari verde, la macchina dei ragazzi, non degli eroi. Fu proprio lì, in quell’abitacolo scoperto e leggero, che il 23 settembre 1985 il piombo della camorra trovò Giancarlo Siani*. Dieci colpi per fermare un cronista de Il Mattino, che scriveva quello che altri tacevano. Da allora Napoli non ha smesso di fare i conti con quel silenzio imposto a forza.

Il ricordo che vive

Dieci colpi di pistola posero fine alla sua vita e, insieme, al lavoro scomodo di chi raccontava senza sconti gli intrecci tra clan e potere. Quarantun anni dopo, Napoli non ha smesso di fermarsi in quel giorno. Alle Rampe Giancarlo Siani, nel quartiere Arenella, si è svolta la cerimonia di deposizione di una corona di fiori, con l’Assessore alla Legalità Antonio De Iesu, le autorità civili e militari e il tessuto associazionistico cittadino.

Un monito per le nuove generazioni

Quest’anno il tributo si è arricchito di un gesto simbolico destinato a restare nel tempo: l’inaugurazione dell’installazione urbana “Sine Die”, pensata per rendere permanente la memoria di Siani nello spazio pubblico. Il sindaco Manfredi l’ha definita “un monito costante per le nuove generazioni”: un modo per trasformare un lutto cittadino in un insegnamento civile, capace di parlare a chi non ha conosciuto quegli anni ma ne eredita le conseguenze.

Il giornalismo tradito, il giornalismo da salvare

Ricordare Siani ancora oggi significa interrogarsi su cosa resti della sua lezione. Il giornalismo che lui incarnava — fatto di verifica sul campo, fonti pazientemente costruite, rischio personale assunto con consapevolezza — appare sempre più distante da un’informazione divorata dai social media, dove la notizia dura lo spazio di uno scroll, e dall’intelligenza artificiale, che genera contenuti in serie senza mai bagnarsi le scarpe nella realtà che racconta. È una crisi profonda, non solo economica ma di identità professionale. Eppure proprio per questo la figura di Siani resta un argine: ci ricorda che il giornalismo vero non è velocità né algoritmo, ma presenza fisica nei luoghi, coraggio delle domande scomode, fedeltà ai fatti anche quando costano caro. Onorare la memoria di Siani significa non ridurlo a targa commemorativa, ma custodire e fare conoscere quei valori nelle redazioni di oggi.

Mobilità attiva, in Italia sempre meno persone scelgono di camminare o pedalare

spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_img

Articoli popolari