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Angri, canale Sant’Alfonso sicuro? La frana del 2017 ancora ricorda

Dopo la frana del 2017 il canale Sant’Alfonso è libero, ma la montagna resta fragile e le piogge preoccupano.

Quasi nove anni dopo la frana del 2017, la montagna di Angri resta una minaccia e le piogge di ottobre riaccendono l’allarme.

Un territorio ferito e fragile

L’agro nocerino sarnese è un territorio letalmente ferito dalle piogge e dal dissesto idrogeologico. Oltre all’inquinamento in tutte le sue forme, resta grave la situazione idrogeologica, accentuata dalle copiose precipitazioni delle stagioni piovose. Nella fascia pedemontana di Angri è ancora nascosta una ferita, e forse minacciosa: il cratere della frana del 6 novembre 2017. A quasi nove anni di distanza, nonostante la timida messa in sicurezza, la montagna resta una costante minaccia per il fondovalle angrese.

Le piogge di questi giorni

Il tema è tornato d’attualità con le ultime precipitazioni. Il 10 ottobre l’agro nocerino-sarnese risultava tra le aree più colpite dal maltempo nel Salernitano, con allerta gialla in Campania fino a domenica. Dopo il violento temporale su Napoli, l’attenzione si è poi spostata sull’area dei Monti di Sarno, rientrata nell’allerta gialla della Protezione Civile. Sono segnali che ricordano quanto sia delicato l’equilibrio di questo territorio.

Le opere preventive mai partite

Liberato da ostruzioni cementizie il canale alveo Sant’Alfonso, e dato sfogo alle acque provenienti dalla montagna, la fase successiva prevedeva riforestazione e terrazzamento del suolo franoso. Quel suolo era stato minato, nel tempo, dai continui roghi estivi, che avevano impoverito il sottobosco pedemontano. A quasi nove anni dalla frana del 6 novembre 2017, però, a questi interventi non si è ancora dato un concreto avvio. Il versante resta dunque esposto, e ogni nuova ondata di pioggia riapre la questione.

L’«alluvione moderna»

Il geologo Franco Ortolani, arrivato sul posto dopo la frana, classificò l’evento come una «alluvione moderna». Una massa d’acqua abbandonò gli alvei, inforcò il viadotto autostradale e superò la profonda trincea dell’Autostrada Napoli-Salerno. Si trovò così direttamente nel centro storico, senza alcun ostacolo né opera di prevenzione idraulica. Gli alvei «sapientemente» cancellati dall’uomo non frenarono quella valanga fangosa. Quella trincea avrebbe potuto sbarrare la discesa verso l’abitato, ma fu superata. Il canale alveo Sant’Alfonso resta minaccioso e pericoloso. Finché la montagna non sarà messa in sicurezza, la risposta resta appesa a un’incognita: quanto ancora potrà reggere il fondovalle di Angri prima che arrivi la prossima pioggia?

Maltempo nell’Agro, Consorzio di Bonifica impegnato negli interventi sul territorio

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Luciano Verdoliva
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