Crisi di relazioni, istituzioni lontane e una cittadinanza frammentata. Un appello al confronto dopo un decennio segnato da chiusure, fratture sociali e assenza di mediazione
Un vuoto che pesa sulla città
Buon anno, sì. Ma ad Angri, come ai cittadini, alle istituzioni, ai giornalisti, agli imprenditori e all’intero tessuto sociale, manca da tempo un punto di riferimento credibile. Nell’ultimo decennio si sono progressivamente logorati, spesso interrotti, i rapporti tra stampa e istituzioni, tra mondo produttivo e classe politica, persino tra la gente comune. Senza che nessuno abbia saputo o voluto porre rimedio, esercitare una funzione di mediazione, aprire un dibattito vero capace di ricostruire legami e generare nuovi ragionamenti collettivi.
Il falso liberismo e le fratture sociali
Chi ha amministrato in questi anni (Cosimo Ferraioli) ha prodotto, dietro la maschera di un presunto status liberitario, un deserto democratico. Non apertura, ma contrapposizione; non pluralismo, ma divisione forse anche per una recondita convenienza. Il risultato è stato quello di alimentare un clima di forte contrasto sociale, con fratture spesso insanabili. La città si è ritrovata con persone minacciate sotto le case, aggredite fisicamente e verbalmente dagli stessi amministratori, diffidate, colpite da invettive pubbliche e private. Tutto questo non è avvenuto nel silenzio: il primo cittadino conosce bene questa deriva, così come la responsabilità politica di un clima che si è progressivamente inasprito fino alla paura.
L’appello per un nuovo ciclo
Nessuno, né alla guida della città né tra i cosiddetti poteri forti, ha scelto davvero il terreno del dialogo. Il risultato è stato quello di lasciare Angri andare alla deriva dell’anarchia e l’autogestione, priva di argini civili e politici.
I botti di questa notte possano allora essere un augurio: che il nuovo anno apra un ciclo diverso e non sia la replica stanca di due lustri vissuti in modo francamente nauseante. Serve confronto, anche aspro, ma leale. Serve dialogo per ritrovare un equilibrio minimo e amministrare una città che, in fondo, ha bisogno di pochi interventi per tornare a misura d’uomo e alla semplice, sana ordinaria amministrazione. È un appello rivolto a tutti, soprattutto a chi vuole davvero bene ad Angri. Voltiamo pagina senza se e ne ma.
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