Angri. Dal taglio del nastro all’abbandono: il cavalcavia sul Rio Sguazzatorio racconta l’arte dell’opera abbandonata
La passerella delle promesse
Solo qualche anno fa ci fu una affollata passerella. Una sfilata affollata di amministratori e rappresentanti istituzionali pronti a legittimare, ognuno in proprio, l’apertura del sovrappasso sul Rio Sguazzatorio, collegamento strategico della strada Provinciale in Via Orta Longa, tra Sant’Egidio del Monte Albino, San Marzano sul Sarno, Angri e il raccordo della Strada Statale 268. Taglio del nastro, foto ufficiali, strette di mano e dichiarazioni di intenti. Poi il nulla. Con i riflettori spenti, i circa 250 metri di ponte con il maltempo, le copiose piogge, gli straripamenti e gli allagamenti sono usciti lentamente fuori dall’agenda politica, lasciando spazio a incuria, usura e lavori di realizzazione che oggi appaiono quantomeno discutibili.
Asfalto scomparso e marciapiedi fantasma
Il quadro attuale è desolante. Il tappeto d’asfalto, soprattutto nella parte centrale della carreggiata del ponte, è stato letteralmente usurato dal tempo e dall’assenza di manutenzione. I marciapiedi, dove esistono, si interrompono bruscamente, incompiuti. Ai lati della carreggiata si è formato per vicissitudine un simulacro della vergogna: il cimitero delle targhe, segno testimoniale degli urti e degli incidenti che raccontano meglio di qualunque relazione tecnica il pericolo quotidiano corso dagli automobilisti, aggravato dal maltempo.
Da soluzione a problema
Il ponte, nelle intenzioni dei progettisti, doveva mitigare l’emergenza alluvionale e migliorare la viabilità. Oggi è diventato l’emblema di un’infrastruttura abbandonata dall’ente Provincia competente della strada provinciale che lo attraversa, nonostante la presenza registrata sul territorio di consiglieri provinciali e amministratori che solo ora sembrano accorgersi del problema. Le prime denunce politiche arrivano tardive, mentre il cimitero delle targhe continua ad allungarsi, ricordando che dietro ogni opera senza manutenzione non c’è solo degrado, ma un rischio concreto per chi la percorre ogni giorno.
Angri dalla raccolta differenziata solo un altro “bidone” ai cittadini














