Disparità infrastrutturali, manutenzione carente e funzione urbana rendono il pedaggio A3 una tassa senza adeguato servizio
Una frattura tecnica che diventa questione legale
Il pedaggio sulla tratta Scafati – Salerno dell’autostrada A3 torna al centro della discussione pubblica grazie all’intervento di Emiddio Ventre, attivista ambientale, che parla senza mezzi termini di una misura illegittima. «L’A3 Napoli-Salerno non è un’infrastruttura omogenea», afferma Ventre, «esiste una frattura netta all’altezza di Scafati». Una distinzione che, secondo l’attivista, non è solo percepibile dagli automobilisti ma fondata su dati tecnici e normativi.
«La tratta Scafati-Napoli rispetta gli standard moderni, mentre quella Scafati-Salerno no», sottolinea, spiegando che il tratto sud presenta solo due corsie per senso di marcia e corsie di emergenza spesso inferiori ai 2,50 metri minimi previsti dal Codice della Strada per la classificazione autostradale. «Se una strada non ha i requisiti per essere autostrada, deve essere declassata», ribadisce, chiarendo che una strada di scorrimento urbano o una tangenziale, nella maggior parte dei casi, è gratuita. «Applicare lo stesso pedaggio di una tratta d’eccellenza a una tratta tecnicamente carente è un’ingiustizia tariffaria», conclude, aprendo un tema che intreccia diritto, infrastrutture e qualità dei servizi.
Pagare di più per meno sicurezza
La critica si fa ancora più dura quando Ventre affronta il tema della manutenzione. «Il cittadino paga un servizio “premium” ma riceve un servizio “base”», afferma, riferendosi allo stato dell’asfalto e alle condizioni complessive del tratto tra Cava de’ Tirreni e Nocera. Buche, cantieri prolungati e banchine inadeguate, secondo l’attivista, sono incompatibili con un pedaggio che continua a crescere. «Mentre la società concessionaria registra utili in aumento e applica rincari autorizzati dal Ministero, la strada resta in condizioni indecorose», osserva, parlando di un paradosso evidente. Il nodo centrale diventa la sicurezza: «La mancanza di corsie di emergenza idonee, unita alla scarsa manutenzione, trasforma il pedaggio in una tassa senza alcun corrispettivo in termini di sicurezza stradale». Un’affermazione che chiama in causa non solo il concessionario, ma anche le istituzioni chiamate a vigilare. «Chi percorre quotidianamente questo tratto non ha le stesse garanzie di chi viaggia su una vera autostrada», insiste Ventre, sottolineando come il rischio venga scaricato interamente sugli utenti.
Funzione urbana, danno sociale e ruolo dei sindaci
Secondo Emiddio Ventre, l’aspetto forse più trascurato è la funzione reale dell’A3 nel tratto Scafati-Salerno. «Qui l’autostrada svolge di fatto il ruolo di tangenziale dell’Agro nocerino sarnese», spiega, ricordando che migliaia di pendolari la utilizzano ogni giorno per lavoro. «Obbligare al pedaggio significa spingere il traffico sulla SS18 e nei centri urbani di Scafati, Angri, Pagani e Nocera», afferma, evidenziando l’aumento di smog, incidenti e congestione. Il danno è anche economico: «È un salasso per i lavoratori che si spostano tra i poli produttivi dell’Agro e Salerno». Da qui l’appello diretto ai sindaci. «I primi cittadini non devono limitarsi a chiedere, devono agire», sostiene l’attivista, indicando una strada precisa: «Serve una perizia tecnica ufficiale sulle corsie di emergenza e, se non sono a norma, il declassamento della tratta e la rimozione del pedaggio». In alternativa, aggiunge, «se il Ministero vuole mantenerlo, i Comuni devono pretendere misure compensative vere», come il rifacimento totale del manto stradale o l’esenzione per i residenti. «Infine», conclude Ventre, «è necessario valutare un esposto alla Corte dei Conti per verificare se gli investimenti promessi in fase di gara siano coerenti con lo stato reale dell’infrastruttura». Una battaglia che, precisa, «non è ideologica, ma fondata su norme, dati tecnici e diritti dei cittadini».
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