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Angri. Fine di un ciclo: undici anni di “Nulla Cosimo”

Undici anni di amministrazione hanno lasciato macerie istituzionali e un futuro tutto da ricostruire, tra assenza di idee e candidati già visti

Undici anni di amministrazione hanno lasciato macerie istituzionali e un futuro tutto da ricostruire, tra assenza di idee e candidati già visti

Il “nulla Cosimo” come eredità politica

Angri. Per il momento parliamo del “nulla Cosimo”. In breve per raccontare ciò che resta dopo Cosimo Ferraioli e i suoi undici anni alla guida della città che non c’è più. Il dopo – Ferraioli non prelude a grandi prospettive o a chi sa quali future visioni, forse ci sono soluzioni di ripiego o “assi nella manica”, ma intanto prevale aleggiando un vuoto che travaglia la politica locale su un punto essenziale: da dove ripartire?

L’avvento dell’ingegnere “fortunato” in politica ha rappresentato un netto passo a ritroso, non solo sul piano politico ma soprattutto su quello amministrativo per una città che viveva ancora dell’eredità di Umberto Postiglione. In questi due lustri, e qualche mese, la città ha smesso di pensarsi e di progettarsi, rimanendo sospesa nel limbo di una gestione ordinariamente minimale che l’ha vista, nel tempo, letteralmente sbriciolarsi come le sue strade, cadere a pezzi, con irrimediabili falle sul piano sociale, urbano e istituzionale.

Una giunta senza scosse e un decennio perduto

È quantomai inutile soffermarsi a fare ulteriori discussioni sulla qualità della giunta, perché la sua sciagurata genesi è nota a tutti. È stata costituita direttamente da Ferraioli e dai suoi più fidati uomini con un obiettivo preciso: livellare verso il basso le competenze, non creare squilibri, non generare conflitti ma sopratutto non produrre cambiamenti nocivi al suo “processo” amministrativo.

Una macchina amministrativa anestetizzata, funzionale alla conservazione e non al governo. Il risultato prodotto è stato quello di un decennio e più, in cui ogni tentativo di fare politica è stato annichilito, sommerso da una voluta approssimazione e dalla futilità in nome di una non ben definita ideologia o dottrina di matrice “liberale e sovranista”. L’unica parentesi di discontinuità che ha avuto il paese resta il breve e felice commissariamento affidato al dottor Alessandro Valeri, apprezzato per pochi mesi prima del Covid, quando Ferraioli fu estromesso e poi rientrato fortunosamente e sciaguratamente alla guida dell’amministrazione, giusto in tempo per giocarsi in modo quasi mefistofelico e sottilmente psicologico le elezioni che lo videro prevalere ancora una volta sull’eterno secondo Pasquale Mauri, già sindaco della città.

Il 2026 e l’assenza di una visione

Il baricentro dell’attenzione è volta al prossimo lustro 2026-2031, ma il quadro appare ancora nebuloso. Tra il campo largo, una coalizione ferraioliana logorata e un centrodestra profondamente lacerato, la scelta del prossimo sindaco appare più come un atto dovuto che come una vera competizione politica, sottolineata da autoreferenzialità miste. Gli aspiranti alla poltrona di primo cittadino non mancano, ma sono figure ben note, “refurbished”, accomunate dalla velleità di amministrare, anche forse “eroicamente incoscienti”, il dopo Ferraioli, senza pensare di dovere fare davvero i conti con i severi problemi strutturali lasciati in eredità. Alla base di tutto c’è l’assenza più grave: quella dei contenuti. Latitano programmi, idee, proposte concrete per il rilancio della città. Si parla di numeri e di liste, ma abbozzare un progetto amministrativo serio resta l’impresa meno spinta. L’amministrazione Ferraioli, senza timore di smentita, rappresenta il più grande aborto politico degli ultimi cinquant’anni. Se qualcuno ha una controprova, la metta nero su bianco e la spieghi. Siamo qui.

Angri dalla raccolta differenziata solo un altro “bidone” ai cittadini

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Luciano Verdoliva
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