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Salerno. Province sospese tra riforme mancate e potere locale

Il voto di secondo livello e il fallimento della legge Delrio trasformano le Province in arene politiche, lontane dai bisogni reali dei territori

Il voto di secondo livello e il fallimento della legge Delrio trasformano le Province in arene politiche, lontane dai bisogni reali dei territori

Un’istituzione senza senso compiuto

Salerno. Ma che senso ha ancora avere istituite le province in questo modo? La riforma introdotta, dodici anni fa, con la legge Delrio avrebbe dovuto superare il vecchio assetto, eliminando le Province come enti elettivi e trasformandole in organismi di secondo livello. Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti: un’istituzione svuotata di legittimazione democratica e al tempo stesso incapace di esercitare con efficacia quelle minime funzioni residue.

Il fallimento della riforma Delrio

La legge Delrio è naufragata sulla banalità, e talvolta sulla furbizia, degli amministratori locali che utilizzano queste elezioni indirette come banco di prova del proprio peso politico. Non si vota per governare, ma per misurarsi, contarsi, verificare la tenuta di maggioranze e coalizioni. All’angolo restano i cittadini spettatori passivi di un meccanismo che li esclude completamente.

Il referendum ignorato e il nodo delle risorse

Un referendum due anni dopo aveva già, in effetti, bocciato questo modello. Tra tecnicismi e ricerche di soluzioni normative resta tutto fermo. La motivazione potrebbe annidarsi nel fatto che lo Stato centrale non avrebbe risorse sufficienti per ripristinare le Province nello status iniziale, ma è una vicenda complessa da analizzare con profondità. Così si è scelto il compromesso italico peggiore, un ente a metà, privo di forza politica e di mezzi finanziari adeguati.

La Provincia di Salerno come caso emblematico

Il voto che ha riguardato la Provincia di Salerno di questi giorni è emblematico. Si analizzano numeri e percentuali, si commentano nomi e schieramenti, ma si dimentica la sostanza. Le strade provinciali cadono a pezzi, l’edilizia scolastica è in condizioni critiche, le competenze residue restano senza una guida concreta. Nessuno, dopo la conta dei voti, ha veramente intenzione sedersi a un tavolo per affrontare queste emergenze strutturali. LA Provincia serve soltanto come antenna.

Una macchina impantanata

Ne esce fuori un grande zibaldone istituzionale: tutti vincono simbolicamente, ma nessuno amministra davvero. La l’assetto politico della Provincia viene deciso a tavolino da pochi amministratori, talvolta persino in uscita, secondo una logica che penalizza indistintamente i cittadini. Una macchina impantanata, figlia di una legge aberrante, che continua a esistere più per un fatto di opportunità politica che per una reale utilità pubblica.

Castiglione del Genovesi, sindaci sotto attacco: un ruolo ormai difficile

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Luciano Verdoliva
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