Variante PUC ad Angri, corsa finale dei soliti pronti. Urbanistica e tempi sospetti. La giunta accelera sulla variante al Piano urbanistico comunale a tre mesi dal voto, tra fretta amministrativa e ombre politiche.
Una fretta che pesa come una scelta politica
Ad Angri l’urbanistica torna agli onori della cronaca, ma non è chiaro se stia andando nella direzione dell’efficienza amministrativa o piuttosto in quella di un blitz elettorale ben studiato. Con la delibera di giunta n. 9 del 22 gennaio 2026, l’amministrazione Ferraioli ha approvato una variante normativa al PUC che incide in modo profondo sulle regole edilizie e sulle trasformazioni urbane della città. Una scelta a dir poco discutibile che arriva a ridosso delle elezioni amministrative, a soli tre mesi dal voto, e che per tempi e modalità solleva più di un interrogativo politico e istituzionale. La fretta è il dato più evidente: una variante urbanistica non è un atto neutro né meramente tecnico, ma uno strumento che indirizza interessi, investimenti, rendite e qualità urbana per lustri. Portarla rapidamente in Consiglio Comunale e avviarla verso l’adozione definitiva significa imprimere un’accelerazione che rischia di prevaricare il confronto pubblico e, soprattutto, il prossimo giudizio elettorale. Sembra di capire che si voglia consegnare alla città un quadro regolatorio già blindato, lasciando beffardamente alla futura amministrazione, o quella di continuità, solo il compito di gestire decisioni prese altrove e prima.
Urbanistica blindata e città espropriata
Il punto politico è proprio questo: l’urbanistica come fatto compiuto, come recinto chiuso sottratto alla dialettica democratica del plebiscito. Se la variante verrà approvata dall’attuale maggioranza consiliare, essa investirà procedure e scelte che dovrebbero essere oggetto di un mandato pieno e aggiornato, non di una “interessata” corsa contro il calendario. In questo modo si limita arbitrariamente la libertà della prossima amministrazione, che i cittadini eleggeranno in primavera, di programmare anche ex novo lo sviluppo di Angri secondo una visione diversa, magari più coerente con le esigenze reali del sistema urbanistico del paese.
E non è un dettaglio: negli ultimi undici anni l’urbanistica è stata gestita come un affare riservato a pochi, sempre gli stessi, tra tecnicismi opachi e decisioni discutibili. Una materia strategica trasformata in territorio esclusivo, lontano dalla partecipazione e dal dibattito, con sarcasmo e saccenza. Oggi quella stessa logica riemerge, aggravata dal tempismo che induce a pensar male e in malafede con un minimo di retro pensiero. Più che efficienza amministrativa, sembra il tentativo di chiudere al partita prima che i cittadini possano dire la loro. E questo, ad Angri, resta il vero vulnus.
Fiume Sarno, dragaggi fermi: Aliberti chiede chiarezza a Scafati (video)














