Il dimensionamento scolastico ad Angri penalizza le scuole e certifica responsabilità politiche, tra silenzi istituzionali e una protesta civile sentita.
Una sconfitta politica certificata
Dimensionati. A uscire sconfitti da questo piano di dimensionamento scolastico approvato per gli istituti di Angri e soprattutto l’amministrazione comunale, quella guidata dall’ uscente, silente e quasi e ormai ex sindaco Cosimo Ferraioli. Le responsabilità sono molteplici e discutibili. Approssimazioni, menefreghismo, protagonismo, leggerezze ma soprattutto una mancanza di lettura delle criticità che poi hanno portato questo anomalo ma prevedibile dimensionamento che poteva comunque avere un epilogo diverso.
È oltremodo apprezzabile il modo con il quale genitori, docenti e alunni si sono approcciati al problema e hanno manifestato per le strade cittadine, pur consapevoli di trovarsi di fronte a un muro di gomma quasi kafkiano. Una protesta composta, civile, che ha avuto il merito di restituire voce alla comunità scolastica cittadina che da anni denuncia assenze, disattenzioni e mancanza di visione e di programmazione. Una mobilitazione che racconta una città ormai scoperta, priva di una guida amministrativa solida da oltre un decennio.
Silenzi istituzionali e occasioni mancate
Una amministrazione assente, sorda, latitante, che non ha prodotto nessuna risposta alla nota della Regione Campania. Assente al Centro Direzionale lo scorso 5 dicembre, quando si discuteva di dimensionamento scolastico e offerta formativa per l’anno 2026/2027. A questo si aggiunge una discutibile mancanza di osservazioni formali tali da produrre un esito inevitabile. Un risultato che, nell’ultimo passaggio utile, avrebbe potuto, ma forse, essere almeno mitigato con proposte correttive e interventi migliorativi se solo ci fossero state le giuste competenze.
Oggi in piazza restano alunni, docenti e genitori, della smembrante “Galvani Opromolla” insieme a qualche sfacciato amministratore tardivo, a denunciare un disagio strutturale mai affrontato seriamente e preferito a thè e pasticcini. La sintesi vera di questo nuovo scempio sociale è la mancanza di comunicazione, di dialogo, di coordinamento e una reale interazione tra dirigenti scolastici, assessore delegato e il pianeta Comune. Fa comunque specie che mancano tre mesi, poi forse, si potrà davvero pensare di cambiare paradigma e riportare le politiche scolastiche alla normalità, nell’alveo delle competenze e delle esigenze della scuola intesa sempre comune luogo di apprendimento, che sia finalizzata ad assicurare a tutti gli alunni la piena formazione della loro personalità e del loro processo educativo, senza compromessi e scevro dell’ingerenza politica di approssimazione.
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