Scafati. La Giunta torna alla destinazione originaria del centro antiviolenza dopo le polemiche sul cambio d’uso e le criticità emerse
Dietrofront su Le Dimore di Iside
La Giunta comunale di Scafati ha revocato le precedenti deliberazioni che modificavano la destinazione dell’immobile confiscato alla criminalità organizzata, denominato “Le Dimore di Iside”, riportando la struttura alla finalità originaria di centro per donne vittime di violenza.
L’edificio, oggetto di un importante intervento di rifunzionalizzazione finanziato con fondi pubblici per circa un milione e mezzo di euro, era stato inizialmente pensato come presidio sociale a sostegno delle donne. Nel corso del 2025, tuttavia, l’amministrazione aveva ipotizzato di destinare parte o l’intera struttura a servizi per l’infanzia, fino alla proposta di realizzarvi un asilo nido comunale. Una scelta che ha sollevato dubbi e perplessità, sia sul piano dell’opportunità sia su quello organizzativo.
La recente decisione di annullare quegli indirizzi rappresenta un ritorno alla visione originaria del progetto e mette fine a una fase di incertezza che aveva rallentato l’attivazione dei servizi.
Le criticità e la posizione di Michele Grimaldi
Tra le voci più critiche, quella del consigliere comunale del PD Michele Grimaldi, che ha spiegato le ragioni delle preoccupazioni emerse in Commissione. «Eravamo preoccupati, su molti fronti. Sul perché il centro per donne vittime di violenza, nonostante il milione di euro speso, non fosse ancora operativo. Sulla capacità dell’immobile di ospitare un asilo nido, in una struttura che non ci sembrava compatibile con le norme di sicurezza e agibilità per i bambini, e non servita da adeguate strade e parcheggi. Per l’evidente impossibilità pratica e normativa di far coesistere un centro antiviolenza con un asilo nido. Per le modalità del cambio di destinazione d’uso, che rischiavano di farci perdere il finanziamento».
Secondo Grimaldi, «la giunta, annullando le due precedenti delibere, ha fatto un passo indietro doppio, ammettendo l’errore – gli errori – e annunciando la ripartenza del centro antiviolenza». Ma restano, a suo dire, ombre significative: «L’enorme quantità di tempo persa, i soldi spesi senza motivo tra manifestazioni di interesse e relazioni tecniche per provare a giustificare ciò che non era possibile, il fatto che nel 2026 una città di 50.000 abitanti come Scafati – nonostante quasi un milione e mezzo di euro a disposizione – non abbia ancora un asilo nido. Questa cosa, oltre ogni colore e apparenza politica, la ritengo una indecenza, che colpisce soprattutto le famiglie, le madri lavoratrici, le fasce sociali più deboli».
Il consigliere ha infine voluto ringraziare «tutti i membri della commissione, di maggioranza e di opposizione, per il lavoro svolto con serietà e responsabilità». Ora l’attenzione si concentra sull’attivazione concreta del centro antiviolenza e sull’individuazione di una sede alternativa per l’asilo nido, affinché la città possa finalmente contare su servizi essenziali rimasti finora solo sulla carta.
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