Il Consiglio dei Ministri firma lo scioglimento: la città torna indietro tra ombre del passato e incertezze future
Una nuova ferita per la città
Quanto male per questa città. Un altro scioglimento viene scritto nella storia recente di Pagani dopo la decadenza da sindaco nel giugno del 2019 di Alberico Gambino, che portò a nuove elezioni nel 2020. Pagani oggi ha conosciuto ancora un’altra pagina amara della sua storia politica. Il Consiglio dei Ministri, ha sciolto, a pochi giorni dalla presentazione delle liste per le elezioni, il consiglio comunale.
Si apre ora una fase di commissariamento destinata a durare almeno 18 mesi, con la possibilità di una proroga di ulteriori sei mesi. Il ritorno alle urne è fissato nel 2028, segnando una altra lunga sospensione della vita democratica cittadina.
Il ritorno dei fantasmi del passato
La città si ritroverà quindi sotto gestione commissariale, rievocando una stagione già attraversata nel 2011, quando lo stesso Gambino fu coinvolto nell’inchiesta “Linea d’ombra” e, un anno dopo, nel marzo 2012, si arrivò allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Gambino ne uscì assolto: dopo oltre 11 anni di battaglie legali, nel luglio 2022, la Corte d’Appello lo assolse definitivamente dalle accuse, definendo la vicenda come la “fine di un calvario” concludendosi con la piena riabilitazione dell’esponente politico, oggi europarlamentare.
Quello attuale rappresenta il terzo scioglimento in 33 anni, un dato che pesa come un macigno su Pagani e che restituisce una media impietosa: uno scioglimento ogni undici anni. Un precedente pesante, che oggi torna a proiettare la sua ombra su Palazzo San Carlo, alimentando una perversa ciclicità politica difficile da spezzare.
Elezioni saltate e scenario azzerato
Forse questa volta un epilogo simile non era atteso, anche perché il sindaco Raffaele Maria De Prisco, nella sua onestà politica, aveva cercato di mantenere una stabilità amministrativa complessa portata avanti fino a poche settimane da un nuovo traguardo.
Una prospettiva che si è dissolta improvvisamente, proprio quando gli schieramenti erano pronti alla presentazione delle liste e alla definizione della line – up elettorale per una campagna breve ma intensa. Il sistema politico attuale viene così azzerato, lasciando spazio a una fase di transizione forzata sotto la guida dello Stato.
Una riflessione necessaria per il futuro
Il periodo di commissariamento imporrà inevitabilmente una riflessione profonda su quella che dovrà essere la nuova classe politica chiamata a presentarsi alle urne, forse nel 2028. È probabile che molti degli attuali protagonisti non saranno presenti in quella fase. Da oggi si apre una questione più complessa che riguarda la politica della città di Pagani, dove le connessioni tra gestione amministrativa e ingerenze esterne non sembrano ancora del tutto superate.
Lo Stato torna a farsi garante di un percorso di normalizzazione per una città che ha già conosciuto diverse difficoltà e che oggi si ritrova a fare i conti con un traumatico ritorno al passato. I fantasmi di quattordici anni fa, di sette anni fa tornano ad affacciarsi, aprendo, però, anche uno spazio: quello per avviare, finalmente, un nuovo ciclo politico, più solido e credibile e magari con gente nuova.
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