Presentate le liste: entusiasmo e slogan si intrecciano con il rischio di incompetenza diffusa nella futura amministrazione cittadina
L’esercito delle buone intenzioni
Allo scadere dei termini per la presentazione delle liste, la scena politica sembra animarsi di numeri e dichiarazioni d’intenti, “atti d’amore” e fantasiose ricostruzioni. Come evidenzia Eugenio Lato attivista di Stay Angri, la città si ritrova improvvisamente con centinaia di attivisti, pronti – almeno nelle loro intenzioni narrative – a risolvere criticità che per anni sono rimaste irrisolte. È il paradosso ciclico della politica locale: problemi complessi che diventano improvvisamente semplificabili, quasi banali, nel linguaggio della campagna elettorale. Usatissimo nelle presentazioni l’avverbio “Più”. Le “ricette” si moltiplicano, i programmi si affastellano, la realtà evidente viene edulcorata da slogan che funzionano più come cerotti comunicativi che efficaci soluzioni strutturali.
Tra rituale elettorale e realtà quotidiana
La presentazione delle liste si conferma un passaggio rituale, un esorcismo collettivo che si ripete identico a ogni tornata. Cambiano i volti, per modo di dire, mutano le grafiche – oggi dominate da card digitali e immagini costruite anche con l’intelligenza artificiale – ma resta una matrice antropologica innegabile: la dinamica dell’apparire prima dell’essere.
Nelle piazze virtuali dei social, ogni candidato si veste già amministratore, come se avesse vissuto il territorio, mentre nella realtà della quotidianità persistono problemi concreti: rifiuti accumulati, perdite idriche, buche stradali, carenza di spazi verdi, attività commerciali in difficoltà.
Intanto, chi attivamente lavora davvero per la città spesso resta defilato, prossemico, consumato da una certificata disillusione, mentre prende forma una sorta di assuefazione collettiva: alle promesse, ma anche alle imprescindibili disattese.
Il rischio dell’ignoranza selettiva
Alla retorica delle promesse, si aggiunge un elemento più insidioso: quello che può essere definito come “ignoranza selettiva”. Una quota significativa di candidati al consiglio comunale sembra infatti non possedere i rudimenti essenziali della macchina amministrativa, esponendo il futuro assetto a potenziali cortocircuiti decisionali. Il rischio è quello di alimentare un loop già noto, che richiama, per molti versi, le criticità emerse durante l’amministrazione di Cosimo Ferraioli: una gestione spesso percepita come inefficace, dove la complessità dei processi amministrativi non sempre è stata gestita e amministrata con adeguata competenza.
In questo scenario, il cambiamento rischia di trasformarsi in una continuità mascherata, un radicamento dell’incompetenza più che un suo superamento. A prevalere potrebbe essere ancora una volta la logica dei numeri, sintetizzata in una formula tanto semplice quanto problematica: “io conto e amministro”. Quindi mentre la campagna elettorale si avvia a regalare nuovi e grotteschi scorci di assurdità tra immagini patinate e slogan accattivanti, resta sullo sfondo la questione centrale: la capacità reale di “essere amministratori”. E Angri verso il voto continua a oscillare tra rappresentazione e mancata sostanza anche nei progetti, grandi assenti con la nuova politica.
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