L’intervento di Vincenzo Calce riaccende il confronto pubblico dopo la sospensione degli organi elettivi e richiama la città alle responsabilità politiche e amministrative maturate negli anni.
Una riflessione dura sulla crisi politica cittadina
Pagani. Continua il confronto politico e civile dopo la sospensione degli organi elettivi. Una fase delicata che sta lasciando spazio a polemiche, interpretazioni e prese di posizione sempre più nette. Tra queste emerge quella di Vincenzo Calce, che interviene con parole severe contro quella che definisce una narrazione “comoda” costruita attorno alla vicenda commissariale.
“In questi giorni, a Pagani, si stanno alimentando troppe leggende metropolitane. C’è chi prova a descrivere la sospensione degli organi elettivi come una mortificazione imposta dall’alto, quasi come se la città fosse vittima di un potere esterno ostile o di una decisione incomprensibile. È una narrazione comoda, ma profondamente sbagliata”, afferma Calce, entrando subito nel cuore del dibattito politico cittadino.
Secondo l’esponente politico, il rischio sarebbe quello di spostare l’attenzione dalle vere responsabilità maturate nel tempo sul territorio. “La città non ha bisogno di vittimismo, né di propaganda. Ha bisogno di chiarezza. Le responsabilità non vanno cercate lontano, ma sul territorio”, sottolinea ancora, indicando nelle scelte amministrative, nei controlli mancati e nelle dinamiche politiche degli ultimi anni le cause profonde della crisi istituzionale.
“La presenza dello Stato non è una punizione”
Nel secondo passaggio del suo intervento, Vincenzo Calce insiste soprattutto sul rapporto tra la città e le istituzioni statali, ribaltando la lettura di chi vive il commissariamento come una sconfitta collettiva. “In questa fase occorre avere fiducia nelle istituzioni. La presenza dello Stato non è una punizione per la città, ma una garanzia. È il presidio necessario per ristabilire equilibrio, legalità, trasparenza e serenità amministrativa”, dice Calce, richiamando la necessità di affrontare questo momento con senso civico e responsabilità.
Non manca un passaggio politico sulle future dinamiche elettorali e sulle responsabilità delle diverse aree cittadine. “Non si può partecipare a un sistema, sostenerlo, beneficiarne o restare in silenzio, e poi presentarsi improvvisamente come vittime o come osservatori estranei”, osserva, in uno dei punti più duri della sua riflessione. Infine un monito rivolto alla cittadinanza: “Pagani non deve avere paura della presenza dello Stato. Deve piuttosto temere il ritorno delle stesse logiche che l’hanno condotta, ancora una volta, dentro una ferita istituzionale profonda”. Una frase che chiude un intervento destinato ad alimentare ulteriormente il confronto politico cittadino nelle prossime settimane.
Angri, inclusione scolastica: autonomia e crescita oltre l’aula













