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Carburanti, quando il prezzo sale aumenta anche l’IVA: ecco quanto pesa sul pieno

L’aliquota resta al 22%, ma cresce l’imposta pagata in valore assoluto quando aumenta il prezzo imponibile. Un pieno da 50 litri passa da 90 a 117,50 euro nell’esempio considerato

Quando il prezzo della benzina o del diesel aumenta, l’effetto più evidente è quello sulla spesa sostenuta dagli automobilisti. Ma l’incremento del prezzo produce anche un’altra conseguenza: a parità di aliquota, cresce l’importo dell’IVA applicata a ogni litro.

Il motivo è legato al meccanismo di calcolo dell’imposta. L’IVA ordinaria è fissata al 22% e viene applicata al prezzo imponibile del carburante. Se quindi aumenta la componente su cui viene calcolata l’imposta, cresce automaticamente anche l’IVA espressa in euro.

Due prezzi a confronto

Per comprendere il meccanismo si possono confrontare due prezzi finali, entrambi già comprensivi di IVA: 1,80 euro e 2,35 euro al litro.

Nel primo caso, eliminando l’IVA dal prezzo finale, l’imponibile è di circa 1,475 euro al litro. L’imposta corrisponde quindi a circa 32,46 centesimi.

Con un prezzo alla pompa di 2,35 euro, invece, l’imponibile sale a circa 1,926 euro e l’IVA arriva a circa 42,38 centesimi per litro.

La differenza è quindi di quasi 10 centesimi di IVA per ogni litro acquistato.

Su un rifornimento di 50 litri, il maggior importo è di circa 4,96 euro. Considerando 1.000 litri, la differenza arriva invece a quasi 99 euro.

Non è dunque l’aliquota a cambiare: è la base imponibile sulla quale viene calcolata l’imposta.

Il prezzo alla pompa non è composto soltanto dalle tasse

Il costo finale di un litro di carburante deriva dalla somma di diverse componenti. Ci sono il costo industriale del prodotto, la distribuzione, i margini della filiera, le accise e, infine, l’IVA.

Questo significa che un aumento della componente imponibile si riflette anche sull’imposta sul valore aggiunto calcolata in euro.

Va però fatta una distinzione importante: il fatto che un prezzo più elevato produca matematicamente una maggiore IVA per litro non significa automaticamente che il gettito complessivo dello Stato aumenti nella stessa proporzione.

Il gettito effettivo dipende infatti anche dalle quantità vendute, dai consumi e dall’andamento generale del mercato.

Il taglio temporaneo delle accise sul diesel

Nel frattempo, sul fronte del caro carburanti, il Governo ha introdotto una riduzione temporanea dell’accisa sul gasolio attraverso il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, entrato in vigore il giorno successivo.

Il provvedimento stabilisce un’accisa sul diesel pari a 572,90 euro per mille litri dal 18 al 25 settembre e a 622,90 euro dal 26 settembre al 5 ottobre, rispetto all’aliquota ordinaria indicata nel decreto.

Si tratta di una misura temporanea pensata per alleggerire il peso fiscale sul gasolio durante la fase di aumento dei prezzi energetici.

Il vantaggio effettivo per chi fa rifornimento dipende però anche dall’evoluzione delle altre componenti del prezzo. Un aumento del costo industriale del carburante, infatti, può ridurre in parte l’effetto della riduzione delle accise.

Da 90 a 117,50 euro per lo stesso pieno

L’impatto può essere visto anche attraverso un esempio concreto.

Con un prezzo di 1,80 euro al litro, un rifornimento da 50 litri costa 90 euro.

Se il prezzo sale a 2,35 euro, gli stessi 50 litri vengono invece a costare 117,50 euro.

La differenza è quindi di 27,50 euro per un singolo pieno.

Per chi utilizza quotidianamente l’automobile, soprattutto per lavoro o per spostamenti che non possono essere facilmente sostituiti con il trasporto pubblico, l’aumento può incidere in maniera significativa sulla spesa complessiva sostenuta durante l’anno.

Il costo della mobilità

Il carburante rappresenta soltanto una delle voci che compongono il costo dell’automobile. A questa si aggiungono assicurazione, manutenzione, pneumatici, revisione, eventuali pedaggi e tassa automobilistica, quando dovuta.

La riduzione temporanea delle accise interviene quindi su una sola componente del prezzo finale, mentre il costo alla pompa continua a essere determinato dall’andamento complessivo del mercato.

Per l’automobilista, però, il dato resta immediato: a parità di litri acquistati, un prezzo più alto significa un pieno più costoso e una maggiore quota di IVA espressa in valore assoluto.

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