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		<title>Il filo invisibile: Edgar Degas e Angelo Trimarco, l’arte che sopravvive alle mode</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano Verdoliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 17:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Degas e Trimarco, entrambi legati a Napoli, rappresentano l’arte che trascende il tempo; la cultura, viva e universale, supera le mode effimere]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Il filo invisibile: Edgar Degas e Angelo Trimarco, l’arte che sopravvive alle mode</h5>
<p>Oggi, passando per Piazza del Gesù a Napoli, mi sono imbattuto in Palazzo Pignatelli, un edificio che, nella sua imponenza, ospitò un giovane <strong>Edgar Degas</strong> durante il suo soggiorno napoletano. Di questo straordinario artista conservo le reminiscenze accademiche e le lezioni mai noiose della professoressa <strong>Arcangela Cascavilla</strong>. Ricordo bene come ci incoraggiava a immergerci nelle opere dei grandi pittori moderni, trasmettendoci un amore viscerale per gli impressionisti, tra cui spiccava Hilaire-Germain Edgar Degas.</p>
<h5>Connessioni</h5>
<p>Questa visita è stata permeata da una nota di malinconia per la recente scomparsa del professore <strong>Angelo Trimarco</strong>, intellettuale di grande spessore e preside all’Università di Salerno. Scomparso il 5 novembre 2024, Trimarco lascia un vuoto nel mondo accademico e culturale. La sua lunga carriera non si è limitata all’insegnamento e alla ricerca; egli vestì anche i panni di giornalista, raccontando la vibrante scena culturale di Napoli. Ha dedicato la vita all’arte e alle sue mutevoli forme, e il suo contributo è tangibile nei numerosi saggi, monografie e mostre che ha curato. Oggi, quasi come per destino, Degas e Trimarco mi sono sembrati legati da un filo sottile, uniti nella testimonianza di quanto la cultura possa trascendere le mode effimere.</p>
<h5>Edgar Degas e il legame con Napoli</h5>
<p>La <a href="https://www.espressonapoletano.it/il-legame-che-ce-tra-degas-e-napoli/" rel="nofollow noopener" target="_blank">connessione</a> tra Degas e Napoli ha radici profonde. Il nonno paterno di Degas, René Hilaire, trovò rifugio a Napoli durante la Rivoluzione Francese. Qui fondò una banca, diventando il banchiere di <strong>Gioacchino Murat</strong> e incrementando considerevolmente la propria fortuna. Sposò <strong>Giovanna Teresa Freppa</strong>, una livornese, e con lei ebbe sette figli, tra cui Auguste, il papà di Edgar.</p>
<h5>Le radici</h5>
<p>Queste <a href="https://parigi.italiani.it/degas-e-napoli-un-legame-profondo-e-fortissimo/" rel="nofollow noopener" target="_blank">radici</a> partenopee, sono probabilmente alla base della decisione di Edgar Degas di inaugurare il suo &#8220;grand tour&#8221; proprio a Napoli. Giunto nel 1856, Degas si ricongiunge con il nonno e viene ospitato nel palazzo di famiglia, Palazzo Pignatelli di Monteleone. In quegli anni, Napoli era una delle città culturalmente più vivaci del mondo, e il giovane artista approfittò di questa effervescenza per affinare la propria tecnica. Frequentava l’Accademia di Belle Arti, il Museo Archeologico Nazionale e quello di Capodimonte, e coltivava amicizie nel mondo dell’arte, come quella con Filippo Palizzi. Durante quei mesi, dipinse il &#8220;Ritratto di Hilaire De Gas&#8221;, un’opera raffigurante il nonno e considerata il primo lavoro di rilievo di Degas.</p>
<p>In questo itinerario della memoria, Palazzo Pignatelli, lo stabile delle cento stanze, diventa un punto di connessione tra passato e presente, tra artisti e intellettuali separati dai secoli, ma accomunati da una dedizione incrollabile all’arte che, anche oggi, continua a vivere e a nutrirsi della cultura di Napoli.</p>
<h5>Un periodo di fervore culturale: Trimarco e la scena artistica di Napoli</h5>
<p>In linea d&#8217;aria, nel breve raggio della Napoli che si affaccia sui Decumani, Angelo Trimarco viveva una delle sue stagioni culturalmente più intense, come sottolinea <a href="https://www.artribune.com/attualita/2016/07/citta-critiche-napoli-angelo-trimarco-renata-caragliano/" rel="nofollow noopener" target="_blank"><strong>Renata Caragliano</strong></a>. È un periodo in cui Napoli e dintorni vedono un fiorire di iniziative artistiche e culturali che ne ridefiniscono il panorama. Nel 1963, in questo clima di rinnovamento, nasce a Port&#8217;Alba la Libreria-Galleria Guida, con la leggendaria Saletta Rossa. Questo spazio, sostenuto da figure come <strong>Pellegrino Sarno</strong> e <strong>Achille Bonito Oliva</strong>, diventa nel corso di un decennio il punto d’incontro per mostre, dibattiti e incontri di rilievo internazionale in ambito artistico, letterario e filosofico.</p>
<h5>Bonito e Sinisi</h5>
<p>Poco dopo, nel 1965, fa il suo ingresso<strong> Lucio Amelio</strong> con la Modern Art Agency a Parco Margherita 85, inaugurata con una personale di Heiner Dilly dal titolo emblematico, Racconti di viaggio. Nello stesso anno, un&#8217;altra figura fondamentale entra sulla scena: <strong>Filiberto Menna</strong>, chiamato a Salerno per insegnare Storia dell&#8217;Arte al Magistero e divenuto critico d’arte per Il Mattino. È proprio in quel periodo che Trimarco, suo assistente, collabora con Menna anche nel lavoro giornalistico, mentre compagni di studi come Achille Bonito Oliva e <strong>Silvana Sinisi</strong> contribuiscono ad arricchire questo fervido ambiente accademico.</p>
<p>Trimarco, ricordando quegli anni, afferma: “Ho compagni di cordata, all’università, Achille Bonito Oliva e Silvana Sinisi.” Un legame che ha segnato non solo il suo percorso, ma un’intera epoca di cambiamento culturale.</p>
<p>Nota a margine. La mia è una personale interpretazione senza alcuna velleità critica e comparatistica.</p>
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