Nel dibattito pubblico riaffiora la necessità di separare nettamente l’attività giornalistica dalla strategia comunicativa, soprattutto in campagna elettorale
Informazione e comunicazione, una distinzione non negoziabile
In questo periodo elettorale si impone una riflessione necessaria sul concetto di informazione. Chi opera nell’ambito mediatico conosce bene la differenza sostanziale tra approccio informativo e quello comunicativo: il primo si fonda sulla restituzione dei fatti, edulcorata da qualunque forma di condizionamento, mentre il secondo orienta l’attenzione su temi e soggetti, costruendo una specifica narrazione funzionale. Due piani distinti, dunque, che non possono né devono sovrapporsi, soprattutto nelle fasi più sensibili come quelle elettorali.
Il ruolo del professionista tra autonomia e responsabilità
Per chi opera e agisce non si tratta di dichiarare appartenenze o di adattarsi al vento che soffia, ma di evitare scorciatoie che svuotano il pensiero costruito e ne compromettono la credibilità. La produzione di contenuti non può essere contaminata dall’interesse di chi li genera: chi esercita la professione giornalistica e al contempo opera nella comunicazione è chiamato a mantenere una netta separazione tra i due ambiti. È una questione di metodo prima ancora che di etica, che impone rigore e distanza, senza ingerenze reciproche, senza ambiguità, distorsione e partigianeria.
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