La visita del Pontefice nella città mariana nel giorno dell’anniversario della sua elezione rilancia il messaggio universale della pace.
Pompei accoglie Leone XIV nel segno della pace
C’è un filo invisibile che attraversa la storia di Pompei, unendo la devozione popolare, il dolore del mondo e la speranza della riconciliazione. È lo stesso filo che oggi accompagna l’arrivo di Leone XIV nella città mariana, proprio nel giorno dell’anniversario della sua elezione al soglio pontificio. Ad accoglierlo sarà l’arcivescovo prelato Tommaso Caputo, che ha affidato a parole profonde il significato di questa visita: “Da qui un appello alla riconciliazione che il Pontefice affiderà a Maria”. Un messaggio che assume un valore ancora più forte in una terra densamente popolata, complessa, spesso ferita da tensioni sociali e fragilità umane, ma che continua a trovare nella Basilica mariana un rifugio spirituale e un luogo di pace. La visita del Papa porta con sé anche un simbolismo particolare. Tutto nasce nel giorno della fumata bianca, quando il Pontefice, nel suo primo richiamo pubblico, volle ricordare proprio Pompei e la Supplica alla Madonna del Rosario. Un riferimento che ha emozionato migliaia di fedeli e che oggi si trasforma in presenza concreta nella città fondata spiritualmente da Bartolo Longo.
Bartolo Longo, l’uomo della Madonna
Sullo sfondo di questo particolare momento c’è una delle figure più straordinarie della spiritualità italiana, Bartolo Longo che resta il cuore pulsante della storia pompeiana. Definito da Giovanni Paolo II “l’uomo della Madonna” nel giorno della sua beatificazione, Longo dedicò l’intera esistenza alla Vergine Maria, trasformando una valle povera e dimenticata in uno dei principali centri di fede del mondo cattolico. I suoi scritti dedicati alla Madonna rappresentano ancora oggi una delle testimonianze più intense della spiritualità mariana moderna. Longo parlava della Vergine con il trasporto di chi sentiva viva e concreta la sua presenza materna. Non era una devozione astratta, ma un’esperienza personale, vissuta profondamente fin dall’infanzia e soprattutto durante il periodo della sua conversione spirituale. Il suo amore per Maria non si separò mai dalla centralità di Cristo. Ed è proprio questa dimensione che trasformò Bartolo Longo non solo in un devoto, ma in un autentico mistico mariano. Tutta la sua opera — il Santuario, le opere di carità, la stessa moderna città di Pompei — nacque dalla convinzione che la fede dovesse tradursi in accoglienza, assistenza e solidarietà concreta.
L’Atto d’amore e la nascita della Supplica
Uno dei primi testi che ebbe enorme risonanza fu l’“Atto d’amore a Maria”, composto in occasione dell’inaugurazione della prima campana del nascente Santuario. Longo volle inviare quella preghiera a devoti e benefattori e l’8 maggio 1883 oltre dodicimila persone la recitarono contemporaneamente tra Pompei e altre città italiane. Fu il preludio della preghiera che avrebbe segnato la storia spirituale della città: la Supplica alla Madonna del Rosario. La sua origine è legata all’enciclica Supremi apostolatus officio di Leone XIII, con la quale il Papa invitava le famiglie a recitare il Rosario e a rafforzare la devozione mariana. Bartolo Longo comprese immediatamente la portata di quell’invito e decise di scrivere una preghiera capace di raccogliere le sofferenze dell’epoca e affidarle alla Vergine. Nella Supplica confluirono il dramma umano del tempo, le paure sociali, le inquietudini spirituali ma anche la personale esperienza di fede dell’Avvocato pompeiano e i segni che lui stesso riteneva miracoli concessi dalla Madonna nella Valle di Pompei.Il 14 ottobre 1883 la Supplica fu recitata per la prima volta. Sarebbe diventata una delle preghiere più conosciute del mondo cattolico.
Una preghiera universale
Nella Supplica la Vergine appare come “Regina delle Vittorie” e “Sovrana del Paradiso”, ma allo stesso tempo conserva il volto semplice e materno di una madre vicina ai figli. Una delle grandi novità introdotte da Bartolo Longo fu proprio il tono confidenziale della preghiera: i fedeli si rivolgevano a Maria dandole del tu, scelta inconsueta per l’epoca ma capace di creare una straordinaria vicinanza spirituale. Nel corso degli anni la preghiera venne più volte rielaborata dallo stesso Longo e successivamente adattata anche dalla Congregazione vaticana dei Riti per renderla più vicina alla sensibilità contemporanea. La sua diffusione fu impressionante. Già alla fine dell’Ottocento milioni di copie della Supplica circolavano nel mondo in decine di lingue: tedesco, inglese, francese, spagnolo, portoghese, armeno, cinese, arabo, tibetano, ucraino e molte altre. L’8 maggio 1915 anche Benedetto XV la recitò in Vaticano, consacrandone definitivamente la dimensione universale.
Pompei, città della memoria e della speranza
Oggi, a oltre centotrenta anni da quella prima recita del 1883, la Supplica continua a unire milioni di fedeli ogni 8 maggio e nella prima domenica di ottobre. È una delle rare preghiere popolari capaci ancora di attraversare continenti, culture e generazioni. Ed è proprio in questo scenario che si inserisce la visita di Leone XIV. Una presenza che assume il significato di un ritorno alle radici spirituali di Pompei, città nata dalla fede di un uomo e diventata simbolo mondiale di carità, misericordia e speranza. Nella Basilica mariana, tra il silenzio delle navate e le voci dei pellegrini, continua così a restare vivi il messaggio lasciato da Bartolo Longo: affidare il dolore del mondo a Maria per trasformarlo in pace, riconciliazione e fraternità.
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