I periti del tribunale di Torre Annunziata ricostruiranno la dinamica della tragedia del 17 aprile 2025 prima del deposito finale della relazione.
Le simulazioni tecniche sulla tragedia del Faito
A oltre un anno dalla tragedia della funivia del Monte Faito, entra in una fase decisiva l’incidente probatorio disposto dal tribunale di Torre Annunziata per chiarire le cause del disastro del 17 aprile 2025. Nei giorni del 17 e 18 maggio, nei laboratori Salvati dell’Università di Bari, saranno effettuate le simulazioni tecniche dell’incidente che provocò la morte del vetturista Carmine Parlato, di Janan Suliman, Elaine Margaret Winn e Derek Winn, oltre al grave ferimento di Thabeet Suliman.
Si tratta di uno degli ultimi passaggi prima della stesura definitiva della relazione tecnica che, salvo ulteriori sviluppi, dovrebbe essere depositata all’inizio di luglio. Alle operazioni parteciperanno anche i consulenti nominati dagli indagati e dalle parti offese, in un confronto tecnico che coinvolgerà circa trenta professionisti tra ingegneri, esperti di impianti a fune e consulenti forensi.
La ricostruzione del cedimento della cabina
Nel corso degli ultimi mesi i periti hanno effettuato numerosi sopralluoghi sul Faito, analizzando i reperti sequestrati dopo il disastro. Tra gli elementi ritenuti centrali nell’inchiesta c’è la cosiddetta “testa fusa”, il componente metallico che collegava la cabina alle funi portanti e trainanti. Secondo le prime ricostruzioni tecniche, proprio quel sistema di aggancio avrebbe ceduto mentre la cabina si trovava a circa 1100 metri di quota, a pochi secondi dall’arrivo alla stazione a monte.
I dati contenuti nella scatola nera della “panarella” precipitata avrebbero consentito ai tecnici di ricostruire gli ultimi istanti prima dello schianto sul costone della montagna. Quel giorno le condizioni meteo erano particolarmente difficili e, secondo gli accertamenti, la cabina avrebbe iniziato a scivolare all’indietro prima di staccarsi completamente dai cavi. Sotto esame anche il funzionamento dei sistemi di sicurezza e dei freni d’emergenza, che secondo gli investigatori non si sarebbero attivati correttamente nel momento del guasto.
L’inchiesta tra errori umani e manutenzione
L’indagine della Procura di Torre Annunziata continua parallelamente all’incidente probatorio e coinvolge attualmente 25 indagati, oltre alla società EAV, ente gestore dell’impianto. Le ipotesi di reato vanno dal disastro colposo all’omicidio colposo plurimo, con contestazioni aggiuntive di falso in atto pubblico e falso ideologico per alcuni soggetti coinvolti.
Nel fascicolo dell’inchiesta, come riporta Metropolis, compaiono dirigenti, tecnici e dipendenti EAV, tra cui anche il presidente Umberto De Gregorio, oltre a professionisti e aziende che negli anni si sono occupati di manutenzione, verifiche sulle funi, sistemi di aggancio e controlli di sicurezza. Secondo gli inquirenti, alla base della tragedia potrebbero esserci errori di progettazione, carenze nei controlli o gravi negligenze nella manutenzione dell’impianto. Alcuni tecnici avrebbero certificato l’assenza di criticità strutturali consentendo la riapertura della funivia pochi giorni prima dell’incidente.
Nel corso della conferenza stampa organizzata nel primo anniversario della tragedia, il procuratore capo Nunzio Fragliasso aveva parlato apertamente della possibile presenza di un “errore umano” dietro il disastro che sconvolse le comunità di Castellammare di Stabia e Vico Equense.













