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Angri sceglie il suo sindaco ma tra affetti e competizione

Il ballottaggio tra Pasquale Mauri e Alfonso Scoppa racconta una storia politica segnata anche da profondi legami familiari.

Verso il ballottaggio. Una competizione elettorale che intreccia legami familiari, percorsi di vita e una pagina destinata a restare nella storia cittadina.

Una storia che nessuno avrebbe immaginato

Una visione positiva. Quella di Alfonso Scoppa e Pasquale Mauri è diventata una storia terribilmente tenera, fatta di antagonismi ma anche di affetti celati sotto una competizione che nessuno avrebbe immaginato. Ma anche di giovinezza e di saggezza. Una trama quasi letteraria che si muove nel sottobosco di una parentela molto stretta, dove si agitano gli animi e si alimentano contrapposizioni inevitabili. Angri sa scrivere anche queste complicate storie fatte di intrecci.

Oltre la competizione

A chi scrive piace immaginarla come se fosse già Natale, quando tutti sono riuniti e si sentono vicini, stretti in legami di affetto e di sincero amore. Forse è una narrazione romantica, forse distante dalla realtà dei fatti. Eppure resta l’immagine di Alfonso che scrive a zio Pasquale. Quest’ultimo appare come un uomo temprato dalle dure prove riservate dalla vita, dalle quali è uscito con la forza di un guerriero. Oggi, però, il terreno del confronto è quello dell’arena politica del ballottaggio.

Il verdetto delle urne

Non è elegante e ne bello scrivere che qualcuno debba perdere o soccombere. Piuttosto, uno dei due sarà chiamato a fare un passo indietro, magari laterale, rispetto a chi verrà scelto dal suffragio popolare per guidare una cittadina che cerca di riconoscersi in una nuova amministrazione. È la regola della democrazia, ma anche il passaggio più delicato di ogni competizione elettorale comunale.

Una pagina destinata a restare

Chi scrive non avrebbe mai immaginato di dover raccontare una sfida così particolare, destinata probabilmente a restare negli annali della città, nei racconti che si tramanderanno che avrebbe toccato le corde emozionali del popolo. Lunedì prossimo qualcuno festeggerà, altri resteranno in silenzio a continuare la propria vita, a rimuginare e a riflettere sul risultato. Poi arriverà il tempo delle analisi, delle valutazioni e delle prospettive future. Magari tra cinque anni ci sarà un nuovo intreccio di storie e destini che si incontrano, camminano paralleli e talvolta si separano. Altre occasioni.

«Tutti abbiamo un’idea fissa di diventare un giorno proprio quello che non potremo mai essere», scriveva Rocco Scotellaro. E forse proprio per questo che questa città oggi appare meno acerba e più consapevole del proprio percorso con la speranza che possa esserci un lieto fine facendo “cose serie” per tutti.

Una storia scritta sull’acqua, il Sarno raccontato da Antonio Milone (video)

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Luciano Verdoliva
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