Si spegne a 91 anni Francesco Greco, conosciuto da tutti come “Ciccio ‘o Piattaro”, uno dei personaggi più popolari e amati del territorio.
L’uomo che tutti conoscevano
Con la scomparsa di Francesco Greco, per tutti “Ciccio ‘o Piattaro”, se ne va uno di quei personaggi che hanno lasciato un segno profondo nella memoria collettiva dell’Agro nocerino-sarnese. Aveva 91 anni e la notizia della sua morte ha suscitato commozione tra quanti lo hanno conosciuto.
Per decenni è stato una presenza familiare nelle strade, nei cortili e nelle case di intere generazioni. Bastava sentirlo arrivare per riconoscere immediatamente una figura diventata parte integrante della quotidianità di tanti paesi dell’Agro.
Il commerciante degli scambi impossibili
Rigattiere e commerciante d’altri tempi, Ciccio girava instancabilmente alla ricerca di ferro vecchio, metalli e oggetti usati da recuperare e rivendere. Ma il suo vero marchio di fabbrica era un altro: l’arte dello scambio.
Portavi qualcosa di vecchio e lui trovava sempre il modo di proporti qualcosa di diverso in cambio, anche se piccola ma sempre nuova. Tazze, piatti, bicchieri o altro, le trattative erano lunghe, animate e spesso divertenti. Si discuteva sul valore degli oggetti, si scherzava e alla fine si trovava quasi sempre un accordo.
A volte sembrava che l’affare fosse più conveniente per lui, come è naturale per chi fa commercio, ma nessuno se ne andava senza una risata o senza aver condiviso un momento di genuina umanità.
Un ricordo presente in ogni famiglia
Da Pagani, dove viveva, a Cava, da Nocera fino ad Angri – dove era voluto bene da tutti – è difficile trovare una famiglia dell’Agro che non abbia avuto almeno una volta a che fare con Ciccio ’o Piattaro. Un mobile di metallo, un utensile, una bicicletta vecchia e rotta, un pezzo di ferro o un qualsiasi oggetto recuperato: tu glielo consegnavi e lui, immancabilmente, trovava qualcosa da darti in cambio.
Quante cose sono passate dalle sue mani e sono entrate nelle case di migliaia di persone. Un mondo fatto di scambi, di ingegno e di umanità semplice, che oggi appartiene alla memoria collettiva dell’Agro.
La sua figura rappresenta un mondo che oggi non esiste quasi più. Un mondo fatto di rapporti diretti, di strette di mano, di parole date e mantenute, di commercio vissuto come relazione umana prima ancora che come attività economica. Con Ciccio non si comprava soltanto un oggetto: si portava a casa un racconto, una battuta e un pezzo di vita.
L’Agro perde una figura simbolica
Oggi non scompare soltanto un commerciante. Se ne va un simbolo di un’epoca fatta di sacrifici, ingegno e capacità di arrangiarsi. Una figura popolare che ha saputo conquistare la simpatia e l’affetto di intere generazioni.
Il suo nome resterà legato ai ricordi di tanti cittadini che, nel corso degli anni, hanno condiviso con lui un acquisto, uno scambio o semplicemente una chiacchierata davanti alla porta di casa.
Il cordoglio
Ai familiari che lo hanno accudito con amore e dedizione fino all’ultimo giorno, alla moglie Rachele Coda, ai figli Giusy, Raffaele e Rosa e a tutti i suoi cari, giungano le più sentite condoglianze.













