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Nocera Inferiore. Tra consenso e coscienza: il peso della responsabilità pubblica

Tra consenso e coscienza: il peso della responsabilità pubblica. La nota di Franza

Riceviamo e integralmente pubblichiamo la nota di Antonio Franza, già consigliere comunale di Nocera Inferiore.

La nota

C’è una frase che accomuna ormai quasi tutti coloro che decidono di impegnarsi nella politica locale. È una formula magica, una specie di lasciapassare morale che apre ogni discorso e chiude ogni polemica: “Lo faccio per il bene della città.”

Una dichiarazione tanto nobile quanto inflazionata.

La pronunciano i candidati, gli amministratori, gli aspiranti tali. La si legge nei comunicati, nei post sui social, nelle interviste e perfino nei commenti sotto gli articoli. Tutti animati, almeno a parole, da un amore sconfinato per la comunità. L’impegno pubblico, che dovrebbe essere fatto soprattutto di studio, ascolto, pazienza e anche di qualche sacrificio silenzioso, rischia invece di trasformarsi in una continua ricerca di visibilità.

Naturalmente non vale per tutti. Esistono amministratori, consiglieri, volontari e cittadini che lavorano con discrezione, senza sentire il bisogno di ricordare ogni giorno quanto amino la propria città. E forse sono proprio loro a rappresentare il volto più autentico dell’impegno civico.

Perché chi serve davvero una comunità non ha bisogno di ripeterlo continuamente. Lo dimostra con i fatti, spesso lontano dai riflettori. Forse dovremmo diffidare di chi usa troppo spesso l’espressione “bene comune” come uno slogan. Le intenzioni si dichiarano in pochi secondi; la credibilità si costruisce in anni.

L’autenticità, oggi, è diventata quasi rivoluzionaria. Significa mettersi al servizio della collettività senza trasformare ogni gesto in un manifesto elettorale permanente. Significa accettare che il riconoscimento, se arriva, sia una conseguenza e non l’obiettivo. Sia chiaro: non c’è nulla di sbagliato nel decidere di candidarsi e ambire a un ruolo pubblico. Anzi.

Se dovessi decidere di riprovarci, vorrei che fosse per una ragione molto semplice: perché la passione avrebbe avuto la meglio sulla tranquillità (personale e familiare). Perché sentirei di avere ancora qualcosa da offrire alla comunità, mettendo a disposizione tempo, esperienza ed energie con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione che mi hanno guidato fin dall’inizio. Non per occupare un ruolo, ma per continuare a costruire qualcosa di utile.

Mi piacerebbe, piuttosto, lasciare un segno. Anche piccolo, ma concreto. Contribuire a far nascere idee che funzionino, progetti e iniziative replicabili, capaci di continuare a generare valore nel tempo. Qualcosa che rimanga anche quando le luci si saranno spente e i riflettori si saranno spostati altrove.

Perché il vero riconoscimento non è essere ricordati per quante volte si è parlato del bene della città. È essere ricordati perché, nel proprio piccolo, si è contribuito davvero a renderla un luogo migliore. E forse è proprio questa la differenza.

C’è chi entra nelle istituzioni per scrivere il proprio nome nella storia della città. E c’è chi lavora perché sia la città a scrivere una pagina migliore della propria storia. La prima è ambizione. La seconda è servizio. La differenza tra chi serve la città e chi si serve della città è semplice: i primi lasciano risultati, i secondi lasciano post. I risultati restano, i post scorrono.

Antonio Franza 

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