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Scafati. Santocchio, il silenzio dorato e l’armistizio (mai dichiarato) con Aliberti

Per anni protagonista dell’opposizione ad Aliberti, Santocchio ha progressivamente smesso di attaccare direttamente il sindaco dopo la nomina alla presidenza di Busitalia. Una coincidenza o un nuovo equilibrio politico?

Da coordinatore cittadino intrasigente all’attacco al nuovo ruolo presidente in punta di piedi

Da amici ad avversari: una lunga contrapposizione

C’è un modo elegante per smettere di fare opposizione senza doverlo mai ammettere: si chiama nomina. Mario Santocchio, avvocato scafatese, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, da novembre 2025 è presidente di Busitalia Campania, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce il trasporto pubblico locale nelle province di Salerno e Napoli. Una designazione arrivata dal governo centrale, che Santocchio stesso ha salutato con parole di gratitudine per «la fiducia» accordatagli da Roma — fiducia che, a giudicare dai fatti delle ultime settimane, sembra aver avuto un effetto collaterale non previsto nello statuto della società: l’afasia selettiva nei confronti del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti.

Per capire cosa significhi il silenzio di oggi bisogna ricordare il frastuono di ieri leggendo le continue note stampa inviate alle redazioni. Santocchio e Aliberti, alla genesi dei fatti, sono stati amici prima che avversari, secondo una vulgata giornalistica locale già consolidata: un legame nato in vacanza a Palinuro, naufragato — così viene raccontato, anche nel libro dello stesso Aliberti — per un dissenso mai del tutto chiarito nel merito. Dettagli che divennero macigni. Da lì, anni di scontro pubblico senza esclusione di colpi: Santocchio ha querelato Aliberti per averlo accostato, in un post Facebook, al clan dei Casalesi, ottenendo prima l’archiviazione di un procedimento e poi, in tempi più recenti, una condanna del sindaco al risarcimento di 2.600 euro per diffamazione. Un solo episodio di una lunga sequenza in cui il coordinatore cittadino di FdI ha attaccato l’amministrazione Aliberti su tutto: dai ritardi nell’invio delle cartelle TARI alla gestione del Polo scolastico, passando per la villa comunale chiusa in piena estate e il commercio cittadino in affanno. Un forcing asfissiante degno di essere considerato “opposizione pura”. Ancora a gennaio 2026, con l’incarico di Busitalia già in tasca da mesi, Santocchio non si è fatto scrupolo di accusare pubblicamente Aliberti di «mistificazione politica» sul cantiere del Polo scolastico.

Cala il silenzio selettivo: coincidenza o reciproco opportunismo?

Da allora, però, qualcosa è cambiato. Non nel ritmo — Santocchio resta prolifico, tra i comunicati stampa più assidui della politica scafatese — ma nel bersaglio. Nelle ultime settimane il coordinatore di Fratelli d’Italia ha virato nettamente e firmato interventi sull’emergenza miasmi del fiume Sarno, sull’evacuazione dell’ospedale di Battipaglia letta come specchio del destino del presidio scafatese, sulla sanità regionale. Tutti temi legittimi, che chiamano in causa la Regione Campania, l’ASL, l’ente sovracomunale. Nessuno che porti la firma di un affondo diretto contro il primo cittadino di Scafati. Il nome di Aliberti, che per anni ha punteggiato ogni comunicato di Santocchio come un tormentone, è sistematicamente sparito dai suoi bersagli. Coincidenza? Può darsi. Ma la coincidenza, in politica, è spesso solo l’eufemismo con cui si chiama opportunità, o strategia.

La lettura che circola tra gli osservatori della politica scafatese — e che qui va segnalata esplicitamente come interpretazione giornalistica, non come fatto accertato — è che la presidenza di una partecipata strategica come Busitalia Campania, ottenuta grazie a un placet che passa dalle stanze del governo e della Regione, imponga a chi la occupa un profilo istituzionale meno urticante verso gli attori locali con cui, prima o poi, quella società dovrà interloquire: enti locali, amministrazioni comunali, sindaci. Aliberti compreso.

Non è un’accusa di do ut des: nessun atto, nessuna dichiarazione documentata lega esplicitamente la nomina al cambio di tono. È semplicemente l’osservazione che la traiettoria di Santocchio, da consigliere a coordinatore cittadino a presidente di società partecipata, ha storicamente coinciso con un progressivo e inopinabile ammorbidimento nei confronti di chi amministra a Palazzo Mayer. Lo aveva notato, con altre parole e altro cinismo, anche chi ha paragonato il rapporto Santocchio-Aliberti a quello, su scala regionale, tra Isaia Sales e Vincenzo De Luca: stessa dinamica, stesso copione, stesso destino di chi attacca finché non gli conviene più. Del resto, a Scafati la coerenza politica ha sempre avuto la stessa affidabilità delle acque del Sarno: tanto se ne parla, poco la si vede scorrere pulita. Santocchio, per ora, ha scelto di guardare il fiume da lontano — e di non disturbare troppo chi sta a valle. Un vero archetipo politico di vecchio stampo.

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