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Addio a Michele Pinto, il senatore gentiluomo che ha attraversato un secolo di politica

Moroteo per formazione, vicino a Ciriaco De Mita e a Nicola Mancino, Pinto apparteneva, come scrive chi lo ha conosciuto, a quella razza di democristiani che guardavano a sinistra senza doppiezze

Muore a 95 anni Michele Pinto, senatore, ex ministro e avvocato, figura storica della politica salernitana

Novantacinque anni. Settant’anni di toga. Cinque anni da consigliere comunale, diciotto da senatore, due e mezzo da ministro. I numeri, da soli, raccontano già una vita intera. Ma non bastano a spiegare perché ieri, a Sangineto, la morte di Michele Pinto abbia lasciato un vuoto che attraversa i partiti, le generazioni, le professioni. Nato a Teggiano il 2 gennaio 1931, se n’è andato nella casa dove trascorreva le vacanze, circondato dai figli Rocco, Etta e Alessandra. L’ultimo saluto oggi, alle 16.30, nella chiesa del Sacro Cuore a Salerno, la città che lo ha adottato e che oggi lo restituisce alla terra.

Un uomo diviso tra toga e politica

Chi era davvero Pinto? Un uomo diviso, con naturalezza, tra due mondi che raramente convivono senza attriti: la politica e la giustizia. Il suo studio legale e la sua segreteria politica stavano fianco a fianco in via Vittorio Emanuele, cuore pulsante di Salerno. Da lì è passato tutto: la Democrazia Cristiana, il Consiglio comunale, la Provincia, la Regione. Poi il Senato, dal 1983 al 2001. Presidente della Commissione Giustizia. Vicepresidente di Palazzo Madama. Ministro delle Politiche Agricole con Romano Prodi, dal 1996 al 1998. C’è una legge che porta il suo nome, quella sull’equa riparazione per i processi troppo lunghi. Non un dettaglio da curriculum: un pezzo di giustizia reale per migliaia di cittadini che aspettavano da anni una sentenza, o soltanto una risposta.

Il cordoglio, unanime e trasversale

Il cordoglio, in queste ore, arriva da ogni parte politica, ed è raro trovare così tanta unanimità. Il sindaco Vincenzo De Luca lo ricorda vicino ai lavoratori e alle aziende agricole del territorio. L’onorevole Alfonso Andria parla di un uomo di grande statura morale, capace di giovialità e di rigore insieme. Il parlamentare Tino Iannuzzi ne sottolinea la fedeltà alla sua terra e la capacità di portare il Mezzogiorno al centro del dibattito nazionale. E poi c’è il ricordo più intimo, quello di Nicola Landolfi, che lo definisce una persona di famiglia, uno dei pochi da cui abbia davvero imparato qualcosa.

Moroteo per formazione, vicino a Ciriaco De Mita e a Nicola Mancino, Pinto apparteneva, come scrive chi lo ha conosciuto, a quella razza di democristiani che guardavano a sinistra senza doppiezze. Una specie rara, oggi quasi estinta. Restano un’aula di tribunale silenziosa, uno studio legale che dovrà abituarsi a un’assenza, e una comunità intera che oggi si ferma per un ultimo saluto. Quante storie, quante carriere, si misurano davvero in anni e non in ciò che lasciano dietro di sé?

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