Oltre 70 giorni senza poter incassare l’assegno sociale. È la situazione denunciata da un’anziana residente nella Piana del Sele, che dal 1° luglio scorso non riesce ad accedere alla prestazione assistenziale dalla quale dipende per il proprio sostentamento.
La vicenda era già emersa nel mese di giugno, quando la donna si era trovata alle prese con un analogo blocco da parte di Poste Italiane. In quell’occasione, dopo l’intervento di un legale che la sta assistendo a titolo amichevole e la pubblicazione della storia, la situazione era stata risolta e le somme erano tornate disponibili.
Questa volta, invece, il blocco si protrae da oltre due mesi.
L’assegno e le difficoltà dell’anziana
La donna, in età avanzata, avrebbe anche problemi di salute, tra cui una forma di diabete che sta progressivamente compromettendo la vista. È inoltre in corso l’iter per la valutazione finalizzata all’eventuale riconoscimento dell’invalidità civile.
L’anziana non avrebbe altre fonti di reddito. L’assegno sociale, pari a circa 768 euro mensili, rappresenta quindi per lei l’unica forma di sostentamento.
Alla base del blocco ci sarebbe un pignoramento presso terzi avviato da una società di recupero crediti per conto di Asis Spa, relativo a una vecchia bolletta dell’acqua non pagata, per un importo inferiore ai 200 euro.
La questione centrale riguarda però la possibilità di aggredire le somme dell’assegno sociale attraverso il pignoramento.
Il precedente del mese di giugno
Secondo quanto ricostruito, nei mesi precedenti la situazione era stata gestita in maniera differente. Da gennaio a maggio, a seguito delle segnalazioni effettuate dalla donna tramite il legale, Poste avrebbe provveduto a sbloccare il conto per consentirle di utilizzare le somme dell’assegno, mantenendo poi il blocco a garanzia del creditore.
Un meccanismo che si sarebbe ripetuto per diversi mesi.
A giugno, invece, per ottenere nuovamente lo sblocco sarebbe stato necessario anche l’intervento mediatico. Dopo la pubblicazione della vicenda, le somme sarebbero state rese disponibili, seppure dopo un’attesa di oltre venti giorni.
Dal 1° luglio, però, il problema si è ripresentato senza che, fino a oggi, sia arrivata una soluzione definitiva.
La denuncia presentata in Procura
La vicenda non è più soltanto una questione amministrativa. Il legale dell’anziana avrebbe infatti presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Salerno, che potrebbe aver aperto un fascicolo a carico di persone da identificare.
Nelle interlocuzioni delle ultime settimane, Poste Italiane avrebbe comunicato al professionista che la pratica era ancora «in fase di valutazione», assicurando che si sarebbe proceduto allo sblocco delle somme.
Lo sblocco, però, non sarebbe ancora avvenuto.
Il nodo della pignorabilità
Il caso ruota attorno alla disciplina che tutela le prestazioni assistenziali destinate a garantire il minimo vitale. L’assegno sociale, proprio per la sua natura assistenziale, gode di una particolare protezione rispetto alle procedure esecutive, con limiti e condizioni stabiliti dalla legge.
È su questo punto che dovrà essere verificata la correttezza del blocco applicato alle somme dell’anziana e la condotta tenuta nella gestione della pratica.
La denuncia potrebbe ora spostare la questione sul piano giudiziario. Eventuali responsabilità dovranno naturalmente essere accertate dagli organi competenti e non è possibile, allo stato, attribuire condotte penalmente rilevanti a singoli soggetti.
Resta il dato di una donna anziana che, da oltre due mesi, sostiene di non poter disporre dell’unica entrata economica a sua disposizione. Una situazione che, al di là della controversia sul debito originario, pone interrogativi sulla tutela concreta delle persone più fragili quando una procedura amministrativa finisce per impedire loro l’accesso alle risorse necessarie per vivere.













