L’espansione urbana continua a trasformare campi, paesaggio e territorio dell’Agro Nocerino Sarnese
Un territorio che continua a consumare se stesso
Nell’Agro Nocerino Sarnese il suolo nel corso del tempo è diventato una superficie disponibile per ogni nuova esigenza: una strada, un parcheggio, un capannone, un’abitazione, un’attività commerciale. Ma quello che all’origine sembrava uno spazio vuoto e inutile è tutt’altro: è terreno agricolo, superficie permeabile, paesaggio, riserva d’acqua e possibilità per il futuro. Con il passare dei decenni abbiamo smesso di considerare il suolo come una risorsa e abbiamo cominciato a considerarlo soltanto come una superficie edificabile. È una differenza enorme.
L’Agro è contemporaneamente uno dei territori agricoli più importanti della Campania e uno dei più densamente urbanizzati. Campi, abitazioni, capannoni, strade e attività economiche si fondono spesso senza regole urbanistiche e convivono in un mosaico sempre più difficile da amministrare con regole. E non tutto ciò che dovrebbe corrispondere allo sviluppo è il disordine urbanistico accumulato negli anni. Il consumo di suolo, infatti, non è soltanto una questione paesaggistica. Quando una superficie viene impermeabilizzata, l’acqua piovana trova meno spazio per infiltrarsi nel terreno. In un territorio fragile e attraversato dal sistema del fiume Sarno, non può essere una considerazione marginale. Una nuova strada o un nuovo piazzale possono sembrare soltanto banalità urbanistiche. Decine di interventi sommati nell’arco di decenni, però, hanno cambiato completamente la natura di un territorio prevalentemente agricolo. Una vera trappola che avanza lentamente nel tempo: il consumo di suolo raramente arriva con un unico grande progetto.
Il futuro dell’Agro passa dalla rigenerazione
C’è ancora bisogno di costruire? Si tende poco a recuperare edifici e manufatti abbandonati e a erodere terreni fertili. Sono ancora poche le azioni di rigenerazione per recuperare aree industriali dismesse. Se esistono immobili inutilizzati, perché continuare ad allargare e cementificare il perimetro urbano? Non sempre le risposte sono semplici. Ma proprio per questo serve attuare nelle more una politica urbanistica capace di scegliere, non soltanto di autorizzare. Questioni che non devono e non possono essere attribuite esclusivamente a un sindaco o a una singola amministrazione. Il consumo di suolo è la conseguenza di decenni di decisioni, interessi economici, esigenze abitative e assenza di una vera visione territoriale sovracomunale ridotta a vigilanza istituzionale.
L’Agro non può essere amministrato come una somma di Comuni separati. Il territorio non conosce i confini amministrativi. Difendere il suolo non significa necessariamente essere contro, ma pretendere uno sviluppo più intelligente: recuperare il persistente, riqualificare ciò che è degradato, restituire permeabilità dove possibile, proteggere le aree agricole e ridurre il consumo di nuovo terreno. La vera mission dei prossimi decenni sarà preservare il territorio.
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