Undici verbali già consegnati alla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, l’ultimo dei quali datato 2 settembre. È il materiale raccolto finora dalle dichiarazioni di Vincenzo Petranovic, 31enne di Santa Maria la Carità e figlio del boss ergastolano Tommaso Fezza, che dallo scorso maggio ha scelto di collaborare con la giustizia.
«Voglio cambiare vita, non voglio più vivere in un ambiente delinquenziale». Da questa dichiarazione, riferita nei suoi primi colloqui con gli inquirenti, è iniziato un percorso che potrebbe fornire nuovi elementi investigativi sulle dinamiche del clan Fezza-De Vivo di Pagani e sui rapporti con altri contesti criminali dell’area stabiese e dei Monti Lattari.
Il racconto del presunto sistema criminale
Nei verbali, Petranovic avrebbe descritto una rete di attività illecite nella quale il traffico di droga avrebbe rappresentato una delle principali fonti di guadagno.
Il collaboratore avrebbe indicato in circa 250mila euro al mese i proventi netti collegati al traffico di stupefacenti, raccontando anche i presunti sistemi utilizzati per l’approvvigionamento.
Tra i canali citati ci sarebbe la Spagna, dalla quale la droga sarebbe stata fatta arrivare anche attraverso spedizioni postali. In altri casi, secondo il racconto del 31enne, i carichi sarebbero stati occultati all’interno di camion destinati apparentemente al trasporto di prodotti alimentari.
Petranovic avrebbe parlato di quantitativi considerevoli e di un’organizzazione strutturata per garantire l’arrivo della droga e la successiva distribuzione sul territorio.
Dal traffico di droga al controllo del territorio
Secondo quanto riferito dal collaboratore, il fenomeno non si sarebbe limitato alla vendita degli stupefacenti.
Nei verbali sarebbero emersi riferimenti al presunto controllo delle piazze di spaccio e, più in generale, alla capacità del gruppo di condizionare diverse attività criminali sul territorio.
Tra gli altri interessi indicati figurerebbero estorsioni, usura, gioco d’azzardo e scommesse clandestine, oltre a presunte truffe collegate ai lavori finanziati attraverso il Superbonus 110%.
Il 31enne avrebbe inoltre fornito agli inquirenti informazioni relative a presunti affiliati, ruoli, disponibilità economiche, investimenti e rapporti di forza all’interno dell’organizzazione.
Le dichiarazioni sull’area stabiese
Uno degli aspetti di maggiore interesse investigativo riguarda l’estensione geografica delle dichiarazioni.
Il racconto di Petranovic avrebbe infatti oltrepassato i confini di Pagani, arrivando a comprendere Castellammare di Stabia e i Monti Lattari. In questi territori il collaboratore avrebbe riferito di rapporti e interessi legati soprattutto alla gestione dei traffici di stupefacenti.
Si tratta di dichiarazioni che dovranno essere attentamente riscontrate dagli investigatori. Una parte dei verbali è inoltre ancora coperta da omissis e non è quindi possibile conoscere integralmente il contenuto delle informazioni fornite alla Dda.
La cattura dopo la fuga
Prima di diventare collaboratore di giustizia, Petranovic era riuscito a sottrarsi al maxi blitz che aveva interessato il clan. Aveva lasciato il territorio e raggiunto la Lombardia, dove era stato successivamente individuato e arrestato a Milano, dopo circa un mese e mezzo di latitanza.
La sua decisione di collaborare ha aperto ora una nuova fase investigativa. Gli elementi forniti nei verbali sono al vaglio della Dda di Salerno, che dovrà verificarne l’attendibilità attraverso riscontri documentali, intercettazioni, testimonianze e ulteriori accertamenti.
Le dichiarazioni del 31enne, pertanto, costituiscono allo stato materiale investigativo e dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti.













