Fine di un ciclo politico lungo undici anni. Dopo Ferraioli, pecorelle smarrite tra faide, predominanza e abitudinaria continuità
Il pastore e il gregge, poi la rissa nella palude
Angri. Per undici anni Cosimo Ferraioli è stato un buon pastore capace di tenere compatto il suo gregge. Oggi è ai titoli di coda una lunghissima stagione dell’ordine apparente. La scena politica angrese ormai è una batracomiomachia: una guerra minuta ma feroce, combattuta nella palude interna della maggioranza Ferraioli–Sorrentino–Mainardi.
La successione non riguarda solo il nome del candidato sindaco, ma la tenuta stessa di un sistema di potere che tenta con resilienza di sopravvivere alla fine del suo regista principale. La ricerca dell’erede avviene pescando nel solito stagno, una “palude Stigia” popolata da fedelissimi e aspiranti continuatori di una visione amministrativa rimasta ermeticamente chiusa si problemi reali della città, ben serrata nel “Palazzotto” manzoniano, distante dalle necessità anche ordinarie dei cittadini, trasformando Angri in una città delle lontane “favelas”.
I calci degli alleati e la continuità che scricchiola
La maggioranza uscente proverà a mostrarsi compatta, ma il rumore dei calci ricevuti è bene evidente anche nell’imbarazzo e rumoroso silenzio istituzionale che è calato a Piazza Crocifisso.
Il gruppo di Noi Moderati, dopo aver a lungo camminato al fianco del gregge, ha iniziato a distinguersi, prendendo letteralmente “a calci” pezzi della stessa maggioranza da cui non riesce formalmente a svincolarsi. Una presa di distanza rumorosa nel silenzio, certificata dai continui distinguo dei consiglieri Carmelina Fattoruso e Giuseppe Del Sorbo, che rende ancora più evidente il dramma interiore e la confusione comportamentale del blocco uscente.
In questo confuso scenario che si è generato nel tempo, Ferraioli non cela affatto l’ambizione di restare regista nell’ombra, pronto a costruirsi una lista da agganciare a quelle più solide dei casati Sorrentino e Mainardi alimentando l’asse amministrativo. Resta però il punto politico dirimente: ma i cittadini di Angri sono ancora disposti a concedere credito a una maggioranza che ha amministrato spesso in modalità “random”, confidando più nell’abitudine al potere che in una visione capace di guardare al futuro? Le urne presto giudicheranno il buon pastore e il suo gregge.
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