Tra alleanze incerte, assenza di programmi e una città in difficoltà, il dibattito politico appare distante dai problemi reali
Politica senza visione
Il quadro elettorale di Angri sembra pervaso da ordite cospirazioni e dicerie, più simile a un teatro di ombre cinesi che indirizzato a un confronto di idee e di politico reale. Tra cospirazioni, dicerie e retro pensieri, manca l’elemento fondamentale: i programmi. Tutti si stanno affannando nei tornelli dell’arena alla ricerca quantomeno di una figura forte, un nome da mettere in vetrina per tenere insieme alleanze fragili, ma un candidato sindaco realmente definito, al momento, non sembra prevalere con convinzione.
Fa eccezione l’ex sindaco Pasquale Mauri, che affronta questa fase con una esemplare determinazione che dovrebbe, che appare quasi solitaria, deciso a rientrare in partita con l’esperienza e un indiscusso carico empirico. Intorno, però, il vuoto. Una campagna elettorale che si muove senza criteri e parametri di base, dove il confronto politico lascia spazio alle illazioni di fondo e agli “appiccichi”.
Il rumore delle dicerie
Più che idee e progetti, circolano sospetti e improbabili macchinazioni. Più che proposte, si sentono soltanto insinuazioni. Per le strade e nei luoghi eletti della quotidianità si parla, si sussurra, prendono forma dal “passaparola”, dalle “bacchette” soltanto narrazioni che spesso puntano più a delegittimare che a costruire.
C’è chi cerca una candidatura con convinzione e chi invece sembra muoversi per puro spirito di autoreferenzialità, per esserci, per status. Il risultato prodotto è quello di un clima avvelenato, dove la politica perde credibilità e allontana sempre di più i cittadini.
Una città lasciata a se stessa
La città, Angri, ma potrebbe essere anche Pagani o Cava de’ Tirreni, in questo momento, scivola lentamente verso una pericolosa normalizzazione del disordine. A Palazzo di Città, in piazza Crocifisso, si respira un senso di autogestione che preoccupa, la macchina comunale è paralizzata in tutti settori, forse attende il nuovo “macchinista”. Le sollecitazioni e i bisogni dei cittadini restano spesso senza risposta, mentre le emergenze si accumulano.
Emblematica la tragedia di via Nazionale, dove pochi giorni fa una donna di quarantacinque anni, madre di due figli, ha perso la vita in un incidente, investita da due auto. Un’arteria già segnalata come ad alto rischio, priva dei requisiti minimi di sicurezza edi controlli. Uno dei tanti problemi noti, mai risolti.
Sicurezza e sociale: le crepe evidenti
Le criticità non si fermano qui. Le politiche sociali appaiono incrinate da una gestione discutibile e approssimativa, mentre il centro cittadino vive una crisi evidente sul piano della sicurezza. La sera diventa difficile circolare, anche in assenza di una ZTL mai realmente attivata e della videosorveglianza.
I commercianti fanno fatica ad alzare ancora le serrande, tra calo delle presenze e mancanza di una visione chiara. Le serrande che si abbassano definitivamente sono una triste antologia del pressapochismo di chi era delegato alla tutela del comparto.
Giovani e sviluppo dimenticati
Sul fronte giovanile, la mancata costituzione del Forum dei Giovani rappresenta un segnale evidente di disattenzione. Intanto, guardando la città dall’alto, emergono spazi urbani abbandonati, aree mai realmente rigenerate, tante occasioni perse anche con il PNRR.
Il caso dell’area di Corso Italia è emblematico: ostacoli, ritardi, incomprensioni. Ma soprattutto assenza di dialogo. Nessuno che si sia seduto davvero a un tavolo per trovare soluzioni condivise tra amministrazione e impresa. Si è gettato più fango che cemento. C’è molto da fare. Troppo. Eppure, mentre la città attende risposte, la politica sembra ancora ferma alle dicerie e alla “macchina del fango”. Un uno stato di cose che, oggi, questo territorio non può più permettersi.
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