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Al voto. Informazione e comunicazione: due piani distinti che non possono sovrapporsi

Nel dibattito pubblico riaffiora la necessità di separare nettamente l’attività giornalistica dalla strategia comunicativa, soprattutto in campagna elettorale

Nel dibattito pubblico riaffiora la necessità di separare nettamente l’attività giornalistica dalla strategia comunicativa, soprattutto in campagna elettorale

Informazione e comunicazione, una distinzione non negoziabile

In questo periodo elettorale si impone una riflessione necessaria sul concetto di informazione. Chi opera nell’ambito mediatico conosce bene la differenza sostanziale tra approccio informativo e quello comunicativo: il primo si fonda sulla restituzione dei fatti, edulcorata da qualunque forma di condizionamento, mentre il secondo orienta l’attenzione su temi e soggetti, costruendo una specifica narrazione funzionale. Due piani distinti, dunque, che non possono né devono sovrapporsi, soprattutto nelle fasi più sensibili come quelle elettorali.

Il ruolo del professionista tra autonomia e responsabilità

Per chi opera e agisce non si tratta di dichiarare appartenenze o di adattarsi al vento che soffia, ma di evitare scorciatoie che svuotano il pensiero costruito e ne compromettono la credibilità. La produzione di contenuti non può essere contaminata dall’interesse di chi li genera: chi esercita la professione giornalistica e al contempo opera nella comunicazione è chiamato a mantenere una netta separazione tra i due ambiti. È una questione di metodo prima ancora che di etica, che impone rigore e distanza, senza ingerenze reciproche, senza ambiguità, distorsione e partigianeria.

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Luciano Verdoliva
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