Tra memoria collettiva e attualità, una riflessione sul coraggio di immaginare il futuro. Dal “sogno” di Attianese alle sfide della politica locale: il bisogno di una nuova visione per la città
Esiste un confine sottile, quasi impercettibile, tra la follia di un sognatore e la lungimiranza di un pioniere. Per anni, la comunità di Angri ha sorriso, talvolta con affetto e talvolta con scherno, dinanzi alla figura del Sig. Marziano Attianese e alla sua proposta, all’epoca definita “surreale”, di portare il mare nella nostra città. In un’intervista rimasta impressa nella memoria collettiva, si parlava di sabbia in Piazza Annunziata e di una trasformazione urbana che sembrava pura utopia.
Oggi, a distanza di anni, la storia ci consegna una realtà che costringe al silenzio i detrattori. Mentre a Madrid si inaugura la più grande spiaggia urbana d’Europa e Milano interroga se stessa su come declinare il concetto di “mare in città”, ci rendiamo conto che quella visione non era il delirio di un singolo, ma il presagio di una necessità moderna: la rigenerazione urbana attraverso l’audacia.
Il presente: tra poltrone e assenza di orizzonti
Siamo oggi immersi nell’ennesima campagna elettorale. Eppure, osservando il dibattito pubblico, ciò che emerge è un panorama scoraggiante. Si parla di numeri, si contrattano poltrone, si definiscono organigrammi in un gioco di scacchi dove la pedina più sacrificata è, purtroppo, il programma elettorale. Manca la Visione. Manca quel guizzo che sappia guardare oltre il decoro urbano ordinario per immaginare una città che non si limiti a sopravvivere, ma che sappia stupire.
Il presente appare ambiguo, schiacciato da un pragmatismo grigio che non produce futuro, ma solo gestione dell’esistente. Ci si perde nei tecnicismi delle alleanze, dimenticando che la politica, quella vera, nasce dal desiderio di cambiare il destino di un territorio.
Il passato: la concretezza del sogno
Contrapposto a questa stasi, il passato ci appare oggi, paradossalmente, più concreto. Quella voglia forte di fare, quel desiderio di condivisione che animava proposte come quella di Marziano Attianese, conteneva un ingrediente oggi raro: la passione per il bene comune declinata attraverso il sogno. Portare il mare ad Angri significava, simbolicamente, abbattere i limiti geografici e mentali, creare occupazione e restituire dignità e svago ai cittadini.
Non erano solo “canzoncine” o promesse elettorali; era l’incarnazione di una volontà di potenza collettiva che oggi sembra sbiadita. Se Madrid e Milano oggi celebrano queste innovazioni, è perché qualcuno ha avuto il coraggio di non aver paura del ridicolo.
Per una nuova stagione di coraggio
È tempo che la classe dirigente di Angri torni a parlare di programmi e visioni. Non abbiamo bisogno di amministratori che sappiano solo contare i voti, ma di leader che sappiano disegnare orizzonti. Dobbiamo recuperare quella “follia” sana che mette al centro il cittadino, le sue necessità e, perché no, i suoi desideri più grandi.
Il “Mare ad Angri” non deve più essere un aneddoto da deridere, ma il simbolo di una città che vuole tornare a navigare in acque alte. La politica deve tornare a essere l’arte di rendere possibile l’impossibile. Solo così potremo evitare che la nostra città resti ferma a guardare gli altri che, altrove, trasformano i nostri vecchi sogni in splendide realtà.
Un patto per il futuro: oltre lo scontro, verso la condivisione
L’auspicio più profondo, mentre ci avviciniamo a questo delicato passaggio elettorale, è che la futura classe dirigente sappia riscoprire il valore della condivisione. Angri ha bisogno di un dialogo costruttivo che sappia andare oltre le appartenenze, dove il confronto tra idee contrapposte non sia visto come un limite, ma come il motore di una visione comune e sana.
Dobbiamo dire addio alla stagione dell’antagonismo feroce e del protagonismo individuale, dove l’io prevale sistematicamente sul “noi”. La vera sfida per chi siederà tra i banchi del Consiglio Comunale sarà quella di saper convergere sui grandi progetti per la città, rendendoli patrimonio collettivo e non trofei di una sola parte politica.
Solo attraverso una visione condivisa, ispirata da quel coraggio che in passato ci ha permesso di sognare l’impossibile, Angri potrà finalmente tornare a splendere. Perché una città cresce davvero solo quando cammina insieme, unita da un obiettivo più grande della somma dei propri interessi particolari: il benessere e il futuro dei suoi figli.
Rosario Corrado Mancino
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