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Sarno, allarme falde contaminate, la nota dell’Ente Parco Idrografico

L’Ente Parco del Bacino Idrografico del Fiume Sarno interviene dopo lo studio sulle sostanze cancerogene nelle acque sotterranee.

L’Ente Parco del Bacino Idrografico del Fiume Sarno interviene dopo lo studio sulle sostanze cancerogene nelle acque sotterranee

L’allarme del Parco del Sarno

L’Ente Parco Idrografico del Fiume Sarno interviene con toni duri dopo la diffusione dello studio dell’Università Federico II di Napoli sulla presenza di sostanze cancerogene nelle acque sotterranee di alcune aree della Campania. A lanciare l’allarme è il presidente Vincenzo Marrazzo, che parla apertamente di un possibile “inquinamento silenzioso” capace di colpire il cuore del comprensorio del Sarno, coinvolgendo territori come Angri, Sarno, Scafati e Striano.

“Non possiamo permettere che la Terra del Sarno venga assimilata, per inerzia istituzionale, ai capitoli più bui della Terra dei Fuochi”, afferma Marrazzo, sottolineando la necessità di un intervento rapido e coordinato da parte delle istituzioni. Nel suo intervento il presidente del Parco evidenzia anche i possibili rischi sanitari e ambientali legati alla contaminazione delle falde, facendo riferimento all’esposizione diretta e indiretta della popolazione e ai fenomeni di bioaccumulo negli ecosistemi.

Le richieste e le azioni del Parco

Nel comunicato il presidente del Parco critica anche i ritardi istituzionali nella gestione della vicenda. “Non c’è più tempo per i rinvii”, sostiene Marrazzo, ricordando che lo studio sarebbe stato trasmesso alla Regione Campania già il 20 febbraio 2026 e che soltanto successivamente sarebbero state attivate le richieste di verifiche alle Asl.

L’Ente Parco annuncia ora un rafforzamento delle attività di vigilanza ambientale e la collaborazione con le forze dell’ordine per individuare eventuali scarichi abusivi e fonti di pressione industriale. Tra le proposte avanzate anche l’istituzione di un “Protocollo di Garanzia Sarno” per tutelare la filiera agroalimentare locale e isolare eventuali terreni contaminati, proteggendo al tempo stesso le produzioni considerate sane ed eccellenze del territorio.

Il Parco si dice inoltre disponibile a promuovere interventi di fitodepurazione e soluzioni naturali per il filtraggio degli inquinanti superficiali, insieme all’apertura di uno sportello informativo destinato ai cittadini per garantire trasparenza sui dati ambientali e sui possibili rischi collegati ai pozzi presenti nell’area.

I rischi sanitari e ambientali

Al centro della preoccupazione ci sono soprattutto il tricloroetilene (TCE) e il tetracloroetilene (PCE), sostanze classificate come cancerogene o potenzialmente tali dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Nel comunicato, Marrazzo richiama l’attenzione sugli effetti che una prolungata esposizione potrebbe avere sulla salute. “Il TCE è classificato come cancerogeno per l’uomo ed è associato a tumori del rene, del fegato e a linfomi non-Hodgkin”, spiega il presidente del Parco, ricordando che anche il PCE viene collegato a possibili rischi oncologici e a danni neurologici, epatici e renali.

La contaminazione delle falde potrebbe avere conseguenze non soltanto sanitarie ma anche economiche e ambientali, con possibili ripercussioni sulla reputazione delle produzioni agricole del comprensorio del Sarno. Per questo il Parco chiede verifiche immediate, controlli rigorosi sulla filiera agroalimentare e un’azione istituzionale coordinata per evitare che il territorio possa essere travolto da una nuova emergenza ambientale.

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