Clima e cambiamenti atmosferici. Dalle Azzorre all’anticiclone africano, passando per le heat dome: i dati scientifici spiegano perché le ondate di calore stanno cambiando volto.
Oltre il luogo comune
Meteo impazzito. «È estate, è normale che faccia caldo». È una delle frasi più ripetute ogni volta che l’Italia viene investita da temperature eccezionali. Eppure, secondo la comunità scientifica, limitarsi a questa spiegazione significa ignorare una trasformazione documentata da decenni di osservazioni meteorologiche e climatiche.
Nessuno mette in discussione che il caldo sia una caratteristica della stagione estiva. Ciò che gli studiosi evidenziano è invece la crescente frequenza, intensità e durata delle ondate di calore che interessano l’Europa e il Mediterraneo. Secondo il servizio europeo Copernicus, gli eventi estremi di calore stanno diventando più frequenti e severi in un continente che si riscalda più rapidamente della media globale.
Dall’anticiclone delle Azzorre alle cupole di calore
Per molti decenni le estati italiane sono state influenzate prevalentemente dall’Anticiclone delle Azzorre, una figura atmosferica di origine oceanica che garantiva condizioni stabili ma generalmente meno estreme. Oggi, sempre più spesso, il Mediterraneo è interessato da masse d’aria molto calde provenienti dal Nord Africa.
Tra i fenomeni osservati con maggiore frequenza vi sono le cosiddette heat dome, o cupole di calore. Si tratta di vaste aree di alta pressione che intrappolano l’aria calda nei bassi strati dell’atmosfera. La compressione dell’aria verso il suolo ne aumenta ulteriormente la temperatura, favorendo periodi prolungati di caldo intenso. Copernicus spiega che questi sistemi di alta pressione agiscono come vere e proprie “cupole”, impedendo la dispersione del calore e favorendo temperature eccezionalmente elevate per diversi giorni o settimane.
Il ruolo dei cambiamenti climatici
La questione centrale riguarda però il motivo per cui questi eventi stanno diventando più frequenti. Secondo gli studi climatici e i programmi di attribuzione scientifica, il riscaldamento globale provocato dalle emissioni di gas serra aumenta la probabilità e l’intensità delle ondate di calore.
Copernicus Climate Change Service evidenzia che l’accumulo di gas serra nell’atmosfera innalza la temperatura media di partenza e può favorire configurazioni atmosferiche persistenti associate agli episodi di caldo estremo. Gli scienziati sottolineano inoltre che molte delle più severe ondate di calore europee si sono concentrate negli ultimi decenni: 23 delle 30 più intense registrate dal 1950 si sono verificate dopo il 2000.
Uno studio recente pubblicato nell’ambito della ricerca climatica europea conferma inoltre che gli eventi di caldo estremo in Europa risultano oggi molto più probabili e intensi rispetto al passato, con un contributo attribuibile in maniera significativa alle attività umane.
I dati degli ultimi anni
I numeri raccolti dagli osservatori climatici europei mostrano una tendenza chiara. Il 2025 è stato caratterizzato da temperature superiori alla media nel 95% del territorio europeo, mentre il 2026 ha già fatto registrare un’ondata di calore eccezionalmente precoce tra maggio e giugno, con anomalie superiori ai 10 gradi rispetto alle medie stagionali in alcune aree dell’Europa occidentale.
Anche la recente ondata di calore che sta interessando gran parte dell’Europa viene collegata dagli scienziati a una tendenza di lungo periodo che vede eventi sempre più frequenti e intensi in conseguenza del cambiamento climatico.
Guardare i dati
Per gli esperti, il dibattito non dovrebbe concentrarsi sul fatto che in estate faccia caldo, ma sul confronto tra il clima odierno e quello di pochi decenni fa. Le serie storiche delle temperature, i dati satellitari e gli studi climatologici mostrano infatti un aumento significativo della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi.
Le estati esistono da sempre. Le condizioni che stiamo osservando oggi, però, si inseriscono in un contesto climatico diverso rispetto a quello vissuto dalle generazioni precedenti. Ed è proprio l’analisi dei dati, più che le percezioni individuali, a spiegare perché sempre più climatologi parlino di una nuova normalità climatica.
Fonti: Copernicus Climate Change Service (C3S), ECMWF, ISAC-CNR, report European State of the Climate, letteratura scientifica sull’attribuzione climatica delle ondate di calore.
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