Lutto. Si è spento a Napoli l’ex procuratore della Repubblica Gianfranco Izzo, magistrato che ha guidato le Procure di Cassino e Nocera Inferiore, distinguendosi per rigore, sobrietà e forte senso delle istituzioni.
Le istituzioni restano forti quando a servirle sono donne e uomini che fanno del dovere la loro unica voce.
Una vita al servizio della giustizia
Si è spento a Napoli il dottor Gianfranco Izzo, magistrato di lungo corso ed ex procuratore della Repubblica, protagonista di un lungo percorso professionale segnato da rigore, equilibrio e profondo senso dello Stato. Esponente della cosiddetta scuola napoletana della magistratura, ha attraversato alcune delle stagioni più significative della giustizia italiana mantenendo sempre uno stile sobrio e lontano dai riflettori, privilegiando il lavoro silenzioso e la concretezza dell’azione giudiziaria.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto l’incarico di procuratore della Repubblica presso Cassino e successivamente presso Nocera Inferiore, guidando uffici giudiziari chiamati a operare in contesti territoriali complessi, caratterizzati da delicate dinamiche sociali e criminali. La sua attività è stata contraddistinta da una gestione rigorosa dell’organizzazione delle Procure, da un’attenta cura dei procedimenti e da una costante attenzione al ruolo istituzionale della magistratura.
Dall’inchiesta Mollicone all’esperienza a Nocera Inferiore
Il nome di Gianfranco Izzo resta legato anche all’inchiesta sull’omicidio di Serena Mollicone, uno dei casi giudiziari più seguiti e dibattuti degli ultimi decenni. Durante la guida della Procura di Cassino, seguì una vicenda che ha attraversato numerose fasi investigative e processuali, attirando per anni l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. In quel contesto intervenne anche nel dibattito pubblico con una lettera aperta indirizzata a una giornalista, in un momento di particolare interesse mediatico sulla vicenda.
Successivamente, alla guida della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, proseguì il proprio lavoro con lo stesso approccio improntato a discrezione, equilibrio e rispetto delle istituzioni, evitando ogni forma di protagonismo personale e privilegiando il ruolo di servizio che la funzione requirente impone. Con la sua scomparsa, la magistratura italiana perde un protagonista autorevole e riservato, ricordato da colleghi e operatori del diritto come un magistrato coerente, misurato e profondamente legato ai valori della giustizia e delle istituzioni.
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