Il Piano del Verde di Avellino, adottato nel 2023, punta a trasformare il patrimonio naturale cittadino in una vera infrastruttura ecologica.
Una strategia per trasformare il verde in infrastruttura urbana
L’adattamento climatico delle città non può più essere sottovalutato e per Avellino rappresenta una delle principali sfide che l’amministrazione comunale dovrà affrontare nei prossimi anni. In questo scenario assume particolare importanza il Piano del Verde, strumento di pianificazione urbanistica del quale il capoluogo irpino si è dotato nel 2023, diventando il primo capoluogo di provincia della Campania a farlo. Il documento, redatto dall’architetto Luca Battista, dall’agronomo Maurizio Petrillo e dallo staff interdisciplinare del Comune, fotografa il patrimonio naturale della città e indica una strategia per la sua tutela e valorizzazione. Sono stati censiti circa 8.700 alberi e oltre 1,2 milioni di metri quadrati di verde pubblico. Un patrimonio che inserisce Avellino all’interno di una più ampia rete ecologica, collegata ai parchi regionali del Partenio e dei Picentini, ai siti di Pietra Maula e dei Monti di Lauro, oltre che al sistema fluviale del Sabato.
Il Piano, come scrive “Il Mattino”, non considera più il verde soltanto come elemento ornamentale o spazio destinato al tempo libero, ma come una vera infrastruttura ecologica urbana. La cosiddetta “foresta urbana” diventa quindi parte integrante della strategia di sviluppo della città, con un regolamento che stabilisce criteri per tutela, manutenzione e fruizione del verde pubblico e privato, oltre agli indirizzi per la realizzazione di nuove aree.
Parchi, suoli permeabili e corridoi ecologici
Tra gli obiettivi di medio e lungo periodo figura la costruzione di un sistema interurbano di parchi fluviali di interesse regionale, con il Parco intercomunale del Fenestrelle collegato ai sistemi idrografici del San Francesco e del Rio Vergine, agli ambiti rurali e forestali del Bosco dei Preti e fino al Monte Faliesi. Il patrimonio verde cittadino è articolato in numerose categorie: arredo urbano, verde attrezzato e di vicinato, parchi urbani, giardini storici e scolastici, aree sportive, verde stradale, aree agricole, orti botanici e urbani, oltre alle aree archeologiche e a quelle derivanti dai comparti urbanistici. Una fotografia complessa che il Piano prova a trasformare in una strategia organica. Tra le azioni previste ci sono la realizzazione di boschi produttivi, capaci di contribuire anche all’economia circolare, la demineralizzazione dei suoli e la creazione di superfici permeabili. Questi interventi possono contribuire a contrastare le isole di calore, con una riduzione delle temperature nelle aree circostanti stimata tra due e quattro gradi, e a favorire il corretto deflusso delle acque, riducendo il rischio di allagamenti. Un ruolo centrale viene inoltre assegnato ai corridoi ecologici, necessari per collegare aree verdi e agricole e favorire la biodiversità.
Dal piano alla realtà: la sfida dell’amministrazione
Il vero banco di prova sarà ora trasformare il Piano del Verde da documento di programmazione a strumento operativo. Le indicazioni contenute nel progetto dovranno diventare una traccia concreta per ogni futuro intervento pubblico, dalla progettazione degli spazi urbani alla gestione delle alberature, fino alla realizzazione di nuove aree verdi.
Si tratta di un progetto ambizioso che, al momento, resta prevalentemente sulla carta. L’amministrazione Pizza sarà chiamata a renderlo operativo, integrandone gli obiettivi nelle proprie scelte urbanistiche. Perché in una città chiamata a confrontarsi con temperature sempre più elevate, consumo di suolo e rischio idrogeologico, il verde non può più essere considerato un semplice elemento decorativo: diventa una componente essenziale della resilienza urbana.
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