Dal pomodoro DOP all’Agenda 2030, un festival per costruire identità, memoria, inclusione, cultura e futuro
Non soltanto una festa dedicata al pomodoro, ma un progetto destinato, nelle intenzioni dei promotori, a diventare una piattaforma permanente per il territorio. È questa la sfida di “Oro Rosso Vivo – San Marzano Festival 2030”, la manifestazione che si prepara a debuttare a San Marzano sul Sarno nel settembre 2026. La prima edizione si svilupperà in due momenti: dal 4 all’8 settembre 2026, con l’inaugurazione e la presentazione ufficiale del progetto, e dal 25 al 28 settembre 2026, quando entrerà nel vivo con “Il Villaggio del Pomodoro”.
L’iniziativa nasce dalla co-progettazione tra Eudemonia APS, il Comune di San Marzano sul Sarno e il DISRT – Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, da Silvio Iaquinandi de Il Bagatto, da ORO ROSSO VIVO APS e EUDEMONIA APS . L’ambizione è trasformare il Pomodoro San Marzano D.O.P., già riconosciuto come una delle eccellenze agroalimentari del territorio, in un elemento capace di raccontare una comunità e di collegare agricoltura, cultura, scuola, turismo, ambiente, salute, sport e sistema produttivo.
«Non celebriamo un pomodoro, celebriamo una cultura»
È probabilmente questa la frase che meglio sintetizza la filosofia di Oro Rosso Vivo. Il festival nasce infatti dalla volontà di superare la tradizionale logica della manifestazione enogastronomica. «Non celebriamo un pomodoro, celebriamo una cultura», è il messaggio posto alla base del progetto. Il San Marzano D.O.P. viene quindi presentato come un vero e proprio filo conduttore capace di unire passato e futuro. «Il pomodoro di San Marzano deve diventare il filo rosso che unisce persone, luoghi e futuro», spiegano i promotori. L’obiettivo è costruire un racconto pubblico di identità, memoria ed educazione, partendo dalla terra e arrivando alle nuove generazioni. «Non vogliamo promuovere soltanto un prodotto agricolo. Vogliamo raccontare ciò che quel prodotto rappresenta per una comunità, per la sua storia e per il suo futuro», è la prospettiva alla base dell’iniziativa.
Un festival diffuso tra piazze, scuole, campi e aziende
Il progetto viene definito dagli organizzatori un “festival diffuso”. Le otto giornate saranno articolate attraverso una serie di temi progressivi: dalle Radici alla Scienza e Futuro, da Terra e Mani a A Tavola, fino a Giovani, Ambiente ed Eredità. Le iniziative non saranno concentrate in un unico spazio, ma coinvolgeranno diversi luoghi di San Marzano sul Sarno: Piazza Umberto I, il centro storico, il parco urbano, le aziende agricole, i campi di coltivazione e le scuole. «Il territorio diventa parte integrante del festival», sottolineano i promotori. «Non vogliamo costruire un evento chiuso dentro una piazza, ma portare le persone nei luoghi dove questa storia nasce: nelle scuole, nelle aziende, nei campi, nei luoghi della memoria e della socialità». Una scelta che punta a mettere in relazione direttamente produzione agricola e comunità.
Dai bambini agli anziani: il festival guarda all’inclusione
Uno degli aspetti caratterizzanti del progetto riguarda l’attenzione alle diverse generazioni e alle situazioni di fragilità. Tra i destinatari vengono indicati bambini, studenti, famiglie, anziani, persone con disabilità, scuole, operatori turistici, aziende e realtà del terzo settore. Le stime presentate dagli organizzatori parlano di circa 500 studenti coinvolti, 100 anziani e complessivamente circa 6.000 destinatari, oltre a un numero non ancora quantificato di persone con disabilità. Particolare attenzione sarà dedicata alla memoria contadina, attraverso fotografie storiche e racconti orali. «Ogni anziano è una biblioteca che cammina», recita uno degli slogan del festival. Da qui l’idea di raccogliere testimonianze e ricordi prima che vadano perduti. «La memoria non può rimanere soltanto nei ricordi personali. Deve diventare patrimonio condiviso e strumento educativo per le nuove generazioni», spiegano i promotori.
Orti didattici, laboratori e memoria contadina
Il programma prevede orti didattici nelle scuole, laboratori di trasformazione del pomodoro capaci di coinvolgere più generazioni, attività dedicate alla cultura alimentare, show cooking, degustazioni e un mercato della terra dedicato alla biodiversità dell’orto mediterraneo. Non mancheranno inoltre teatro, pittura e altre forme di espressione artistica. «Vogliamo che un bambino possa conoscere il pomodoro non soltanto attraverso il piatto che arriva sulla tavola, ma attraverso la terra, il lavoro, la storia e le persone che lo producono», è l’idea espressa nel progetto.
E ancora: «Il laboratorio diventa un luogo d’incontro tra generazioni: chi possiede una conoscenza la trasmette e chi è più giovane la raccoglie, la interpreta e la porta nel futuro». Il festival punta così a mettere sullo stesso piano sapere contadino, educazione, creatività e innovazione.
Il legame con l’Agenda 2030
Il riferimento al 2030 non è soltanto nominale. Il progetto dichiara una connessione con undici Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, spaziando dalla lotta alla fame alla salute, dall’istruzione alla riduzione delle disuguaglianze, fino all’innovazione, alle imprese e alle partnership. Gli stessi promotori individuano però anche alcuni aspetti sui quali il progetto dovrà necessariamente crescere. Tra questi vengono indicati la parità di genere, la trasparenza e la governance, la tutela delle risorse idriche e del fiume Sarno, oltre all’efficienza energetica degli allestimenti.
«L’Agenda 2030 non deve essere uno slogan da inserire nel nome di una manifestazione. Deve diventare una griglia attraverso la quale misurare concretamente quello che facciamo», sottolineano gli organizzatori. Un approccio che prova quindi a trasformare il festival in un laboratorio permanente sui temi dello sviluppo sostenibile.
L’obiettivo è andare oltre i nove giorni
È questo probabilmente il punto più ambizioso di Oro Rosso Vivo. Gli organizzatori chiariscono che il festival non nasce per esaurirsi nell’arco della manifestazione. «L’obiettivo non è esaurire il progetto in nove giorni, ma attivare una piattaforma permanente di educazione, memoria, promozione territoriale e collaborazione», si legge nella presentazione. L’idea è arrivare alla costruzione di un vero “Manifesto San Marzano 2030”, capace di mettere in rete istituzioni, mondo agricolo, scuola, università, imprese e associazioni. «Il festival rappresenta soltanto il punto di partenza. La vera sfida sarà capire cosa resterà sul territorio quando saranno spente le luci della manifestazione», è il principio che accompagna il progetto. Ed è proprio qui che si misurerà la capacità dell’iniziativa di diventare qualcosa di più di una rassegna estiva.
Una rete di partner già ampia
Il progetto può contare, al momento della presentazione, su una rete di partner definita dagli stessi organizzatori “work in progress”. Tra le realtà coinvolte figurano la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, il Consorzio di Tutela del Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino D.O.P., l’Università degli Studi di Salerno e Coldiretti Salerno, insieme a numerose aziende agricole, realtà professionali, agenzie di comunicazione e soggetti del terzo settore.
Una rete che potrebbe ulteriormente ampliarsi nelle prossime settimane. «La forza del progetto sarà nella capacità di costruire una rete vera, nella quale ogni soggetto possa mettere a disposizione competenze, conoscenze e responsabilità», spiegano i promotori.
Silvio Iaquinandi: «Il Pomodoro appartiene alla Cultura»
Referente del progetto è Silvio Iaquinandi, di Eudemonia APS, che sintetizza l’intero impianto culturale della manifestazione con una frase destinata a diventare il manifesto stesso dell’iniziativa: «Il Pomodoro non appartiene soltanto alla nostra Terra. Appartiene alla Cultura.» Una dichiarazione che racchiude la scommessa di San Marzano sul Sarno: partire da un’eccellenza agricola conosciuta in tutto il mondo per costruire un racconto più ampio sulla propria identità, sulla propria memoria e sulle prospettive di sviluppo delle nuove generazioni.













