Il consigliere di Scafati Arancione interviene dopo le risposte degli uffici comunali e solleva dubbi su gestione, finanziamento e destinazione della struttura.
Un milione e mezzo di euro e una struttura ancora da chiarire
Il destino delle Dimore di Iside, immobile confiscato alla criminalità organizzata in via Aquino e destinato a un progetto di riutilizzo sociale, torna al centro del confronto politico a Scafati. Il progetto, inserito nel programma regionale dedicato al riutilizzo dei beni confiscati, è stato finanziato per 1.499.147,12 euro.
A riaccendere l’attenzione è il consigliere comunale Francesco Carotenuto, capogruppo di Scafati Arancione, che ha presentato un’interrogazione consiliare sullo stato dell’immobile e sulle modalità di attivazione del servizio. Dopo aver ricevuto le risposte degli uffici, il consigliere sostiene che restino alcuni aspetti da chiarire. «Ho presentato un’interrogazione consiliare per conoscere il destino delle Dimore di Iside, un immobile confiscato alla criminalità organizzata in via Aquino e destinatario di un progetto da circa 1,5 milioni di euro per realizzare una struttura di accoglienza per donne vittime di violenza. Sono arrivate le risposte degli uffici comunali e ci sono questioni sulle quali ritengo indispensabile fare piena luce» dice Carotenuto.
Le risposte degli uffici e il nodo della gestione
Secondo quanto riferito da Carotenuto, una delle principali questioni riguarda la situazione attuale della struttura. Il consigliere evidenzia una differenza tra le comunicazioni degli uffici: da una parte viene indicato l’immobile come centro di accoglienza per donne vittime di violenza; dall’altra viene richiamata una deliberazione del febbraio 2026 relativa all’individuazione della struttura, alla verifica della capienza e alla predisposizione degli atti necessari per l’affidamento della gestione. «Le due comunicazioni devono essere chiarite: il servizio è effettivamente operativo? Da quando? Chi lo gestisce? Con quale provvedimento?» si domanda il consigliere comunale.
Carotenuto pone inoltre l’attenzione sulle diverse destinazioni ipotizzate nel tempo. Nella sua ricostruzione, nel 2025 erano stati previsti indirizzi anche per servizi destinati ai minori e per un asilo nido, mentre nel febbraio 2026 tali indirizzi sarebbero stati revocati per tornare alla previsione di una casa di accoglienza per donne maltrattate o di una casa rifugio. «Quali valutazioni hanno determinato questi cambiamenti? Quali conseguenze hanno avuto sui tempi di attivazione della struttura?» chiosa.
Finanziamenti, rendicontazione e rapporti con i privati
Un’altra parte dell’interrogazione riguarda la documentazione economica. Carotenuto chiede un quadro aggiornato delle somme effettivamente spese, liquidate e rendicontate, oltre alla verifica degli eventuali adempimenti ancora necessari. Il finanziamento originario del progetto è documentato dalla Regione Campania per un importo di 1.499.147,12 euro.
Il consigliere chiede inoltre di conoscere eventuali rapporti tra Comune, Ambito territoriale sociale e strutture private utilizzate per l’accoglienza di donne vittime di violenza, comprese convenzioni, affidamenti, locazioni, contributi e pagamenti. «Sono domande alle quali è necessario fornire risposte documentate, tutelando rigorosamente la sicurezza e la riservatezza delle donne accolte». Nella dichiarazione politica diffusa a mezzo social da Carotenuto è evidente anche un interrogativo più delicato, relativo all’eventuale utilizzo di immobili riconducibili a soggetti politicamente vicini all’amministrazione. Si tratta, allo stato delle informazioni disponibili, di una domanda posta dal consigliere e non di un fatto accertato.
Il nodo dei pareri sul bene confiscato
Infine, Carotenuto richiama la risposta del Settore VIII relativa alla documentazione eventualmente trasmessa all’autorità competente per i beni confiscati. Secondo quanto riferito dal consigliere, negli atti dell’ufficio non sarebbe stata reperita documentazione relativa a una richiesta di parere. Lo stesso Carotenuto precisa che tale circostanza non dimostrerebbe l’assenza del parere, ma renderebbe necessario verificare se siano stati richiesti o acquisiti gli eventuali assensi previsti. «Un bene confiscato alla criminalità organizzata non è un immobile qualunque. La sua restituzione alla collettività rappresenta un impegno concreto dello Stato e delle istituzioni. La legalità richiede trasparenza, atti verificabili e responsabilità amministrativa», sottolinea.
Carotenuto annuncia quindi che continuerà a chiedere documentazione sui finanziamenti, sui tempi di attivazione, sulla gestione del servizio e sugli eventuali rapporti economici con strutture private. Le questioni sollevate restano ora affidate alla verifica degli atti amministrativi e alle eventuali risposte dell’amministrazione comunale con evidenti dubbi.
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