Scontro politico e social ad Angri. Dall’invettiva in Consiglio comunale alle accuse di censura sui social: il finale di mandato si tinge di tensioni
L’uscita di scena con rumore di fondo
È l’ora del “cancellatore”, l’ora di Cosimo. Le ultime ore hanno riportato al centro della scena politica di Angri il sindaco uscente Cosimo Ferraioli, improvvisamente riscopertosi protagonista dopo anni di “fintismo” e opportuna sobrietà comunicativa ai limiti del mutismo selettivo. Nell’ultima seduta di Consiglio comunale, l’invettiva contro l’ex sindaco Pasquale Mauri, oggi serio candidato alla sua successione, è apparsa più che un atto politico sapientemente studiato, una liberazione tardiva, quasi terapeutica. Una di quelle sclerotiche esplosioni che arrivano quando il microfono acceso non inibisce il filtro, e da spazio al “flusso di coscienza”.
Social blindati e dissenso a senso unico
Al netto del discutibile scontro tra i due, ciò che continua a emergere è la gestione “filtrata” del consenso e della sua mancata amministrazione: pagine social tirate a lucido, ma con la lucidità di uno specchio che riflette solo ciò che decide chi lo pulisce per “conto terzi”. I social media, riconducibili al sindaco, infatti, vengono descritti da più parti come ambienti poco inclini al contraddittorio: commenti che vengono cancellati, utenti che spariscono di “blocco”, critiche trattate come “spam indesiderato”. Più che moderazione, una sorta di curatela estetica del dissenso, molto ampio, dove la realtà viene ritoccata con lo stesso zelo di una foto prima della pubblicazione. E in questo racconto digitale, tra righe levigate e toni artificiosamente controllati, nel corpo narrante si legge anche una scrittura poco centrata, segnata da passaggi che tradiscono una certa instabilità emotiva e una non impeccabile lucidità argomentativa fatta di giochi lessicali puntati a catturare il “mi piace” emozionale.
L’invettiva e i bersagli mobili
In questo clima, Ferraioli sembra aver deciso di archiviare il low profile per indossare i panni del fustigatore seriale, un nuovo “masaniello”, un “Fantozzi alla riscossa”. Il suo primo bersaglio è stato appunto Pasquale Mauri, ma il copione lascia intendere che la lista potrebbe allungarsi. Tra gli indiziati, anche figure interne alla maggioranza, ree – secondo i soliti pettegoli – di aver progressivamente preso le distanze dal “non progetto” per “amore del paese”. Quando il fortino scricchiola, spesso non si cercano nuove fondamenta, ma colpevoli di prossimità.
Maggioranza in movimento e scenari futuri
Da sfondo una dinamica politica nebulosa come gli undici anni di “sumino“: la sensazione resta che Ferraioli sia stato progressivamente accompagnato verso la porta da una parte della sua stessa maggioranza senza riverenze. In particolare a suffragio di tale ipotesi, il posizionamento predominante della famiglia Sorrentino e la scelta di puntare su Maddalena Pepe, nipote del potente dipendente in pensione e ancora al servizio dell’ente Amedeo, come alternativa “in house”e” low cost”. Una scelta che racconta di equilibri ormai mutati. Il “sistema” costruito negli anni – anche attraverso una narrazione social spesso levigata – mostra crepe evidenti. E allora le domande restano leciti dubbi, più pungenti delle accuse: perché solo adesso? Perché alzare la voce quando l’aria sta cambiando? Perché tanto livore se Ferraioli dice di “amare” “stu paese?”.
Angri verso il voto. La “croce” di Maddalena Pepe













